Gli allagamenti di questa mattina nella zona del porto di Trapani (circa sei millimetri di pioggia caduti in poco più di un’ora e smaltiti dopo poche ore) hanno riacceso una discussione che in città si ripresenta puntualmente a ogni precipitazione intensa. Come abbiamo raccontato questa mattina
Nel giro di pochi minuti, sui social sono tornati a circolare video e segnalazioni che mostrano strade allagate soprattutto nell’area del porto e del centro storico. È lì che si concentra anche il dibattito politico e cittadino, con posizioni contrapposte sulle cause del fenomeno e sul possibile ruolo dei lavori per la realizzazione delle nuove infrastrutture, in particolare il Bus Rapid Transit.
Tra i primi interventi pubblicati online quello dell’ex prefetto Valerio Valenti, che ha annunciato nelle scorse settimane la sua candidatura alla guida della città per il dopo Tranchida.
“Chissà che penseranno i turisti che oggi le visiteranno? - scrive Valenti sul suo profilo Facebook - mentre immagino già cosa pensano i trapanesi e gli ericini in movimento per la città. In una azienda privata quotata in borsa una roba del genere avrebbe già fatto crollare il titolo, ma siccome qui qualunque cosa è consentita: ‘tutto va bene madama la marchesa’! La verità è che sono decenni che va avanti così! Nessuna amministrazione ha mai preso di petto il problema ed ecco perché ci ritroviamo ancora in queste pietose condizioni! Questo è uno dei punti irrinunciabili del programma su cui con l’aiuto di esperti professionisti sto già da settimane lavorando. Ne parleremo presto in una delle sessioni di lavoro che avvieremo da settembre sui tanti problemi della città”.
A stretto giro è arrivata anche la replica dell’ex consigliere comunale Ninni Passalacqua, che ha riportato la discussione su un piano più tecnico e storico:“Io che c’ero e ho fatto interrogazioni in proposito lo so, però voglio che lo scopriate da soli perché la BRT non c’entra, ovvero può solo avere acuito un problema denunciato tanti anni fa. Ti aiuto, lo studio di Venturini lo evidenzia”.
Il riferimento è allo studio commissionato dal Comune all’ingegnere Venturini, che negli ultimi mesi ha analizzato il sistema di smaltimento delle acque cittadine e indicato alcune possibili linee di intervento per ridurre il rischio idraulico nelle aree più esposte.
La discussione scatenata oggi si inserisce in una criticità che a Trapani si ripresenta da anni: la vulnerabilità del waterfront e, in particolare, della zona di via Ammiraglio Staiti e dell’area della Marina.
Per risalire all’origine del problema bisogna tornare indietro di oltre vent’anni, ai lavori realizzati nei primi anni Duemila in occasione della Coppa America e della Louis Vuitton Cup, quando l’intero fronte mare della città fu profondamente trasformato.
In quel periodo venne ridisegnato il sistema delle acque bianche con l’obiettivo di separare le acque piovane dai reflui urbani e migliorare la gestione complessiva del porto. Il progetto prevedeva una rete di collettamento verso Ronciglio che, secondo diverse ricostruzioni tecniche, non sarebbe mai stata completata integralmente, lasciando il sistema in una configurazione parziale.
Per compensare quella situazione venne realizzata una stazione di pompaggio nell’area portuale, con il compito di convogliare le acque meteoriche verso l’impianto di via Marsala e quindi al depuratore. Un sistema che nel tempo ha mostrato diversi limiti, soprattutto nei casi di precipitazioni concentrate in brevi intervalli di tempo.
A questi aspetti si aggiunge la particolare complessità del sistema di raccolta, che in alcune condizioni può intercettare anche acque salmastre, con un conseguente aumento del carico sull’impianto di depurazione.
Nel complesso, quello che era stato pensato come un intervento strutturale per migliorare la gestione idraulica del waterfront ha finito per stratificarsi nel tempo senza una soluzione definitiva, con effetti che continuano a emergere in occasione degli eventi meteorologici più intensi.
L’episodio di questa mattina, pur risolto nel giro di poche ore, ha quindi riportato al centro del dibattito cittadino non solo la tenuta del sistema urbano, ma anche il rapporto tra vecchie infrastrutture, nuovi interventi e la capacità della città di affrontare fenomeni meteo sempre più concentrati e improvvisi.