La partita, questa volta, non si gioca sul parquet ma nelle aule di giustizia. E il primo quarto si chiude con un punto a favore del Comune di Trapani. Il TAR Sicilia ha infatti respinto la richiesta della Trapani Shark di sospendere la revoca della concessione del palazzetto dello sport di piazzale Ilio, confermando - almeno in questa fase - la decisione dell’amministrazione comunale guidata da Giacomo Tranchida.
Una pronuncia attesa, che arriva al termine di mesi e mesi di tensioni e scontri tra il primo cittadino e l'imprenditore romano Valerio Antonini e che segna un passaggio importante in una vicenda diventata ormai molto più di una semplice disputa sportiva. Nel provvedimento, i giudici spiegano in sostanza che il ricorso della società non presenta elementi sufficienti per essere accolto in via urgente. Alla base della decisione c’è soprattutto un punto chiave: la perdita, secondo il TAR, di un requisito fondamentale richiesto dalla legge per gestire un impianto pubblico, cioè l’assenza di scopo di lucro. Un aspetto che pesa come un macigno nell’intera vicenda e che richiama direttamente uno dei nodi più controversi dello scontro tra amministrazione e società.
Non solo. I giudici osservano anche che oggi la situazione ha un’urgenza minore rispetto al passato, anche alla luce dell’esclusione della squadra dalle competizioni nazionali. Restano aperte questioni legate ai beni presenti nel palazzetto e alle attività giovanili, ma su questi fronti il Comune ha già avviato misure di gestione e tutela.
Per capire davvero questa storia bisogna tornare indietro di qualche mese, quando il Comune decide di revocare la concessione del palazzetto alla Trapani Shark.
Una scelta netta, motivata - secondo Palazzo d’Alì - da una serie di irregolarità nella gestione. Tra queste, la più rilevante riguarda la trasformazione della società da realtà dilettantistica a società a responsabilità limitata, quindi con finalità di lucro. Per l’amministrazione, è questo il punto di rottura: un impianto pubblico, destinato a una funzione sociale, non può essere gestito da un soggetto con fini di profitto. Da qui la decisione di interrompere il rapporto.
A questo si aggiungono altre contestazioni: rendicontazioni ritenute carenti, attività sociali non svolte come previsto e, più in generale, una gestione giudicata non in linea con gli obblighi della convenzione. Un quadro che, secondo il Comune, sarebbe stato sufficiente a giustificare la revoca.
Di tutt’altro avviso la Trapani Shark, che ha sempre respinto le accuse parlando di un provvedimento illegittimo e costruito in modo confuso. Secondo la società, il passaggio a una forma societaria diversa era una scelta obbligata per poter partecipare al campionato di Serie A. Non solo: la Shark rivendica di aver comunque mantenuto una funzione sportiva e sociale, oltre agli investimenti effettuati per migliorare l’impianto. Da qui il ricorso al TAR, con la richiesta di sospendere lo “sfratto” e riaprire la partita.
Nel corso della vicenda è emerso anche un episodio che ha contribuito ad alzare ulteriormente la tensione. Lo scorso 6 febbraio, la Polizia Locale ha intercettato un prelievo non autorizzato di arredi dal palazzetto. Un fatto che ha portato all’apertura di un’indagine e che il Comune ha richiamato davanti ai giudici come ulteriore elemento a sostegno delle proprie contestazioni. Un passaggio delicato, che ha aggiunto un ulteriore livello di scontro a una vicenda già complessa.
La decisione del TAR non chiude definitivamente il caso, ma segna un punto importante. La Trapani Shark potrà ancora valutare nuovi ricorsi o altre strade legali, ma il quadro - almeno per ora - appare più favorevole al Comune. Resta aperto anche il tema pratico della gestione dei beni all’interno del palazzetto: inventari, attrezzature, arredi. Un aspetto meno visibile ma tutt’altro che secondario, che dovrà essere risolto nelle prossime settimane.