“Detti e stradetti”, modi di dire trapanesi: « Addiu, peri ‘i ficu!»

Tredicesima puntata della rubrica che analizza i detti tipici trapanesi

Maria Chiara
Maria Chiara Conticello
11 Aprile 2021 09:58
 “Detti e stradetti”, modi di dire trapanesi: « Addiu, peri ‘i ficu!»

La Sicilia è una terra che affascina anche grazie ai tanti cibi tipici tutti molto gustosi e certamente apprezzati. Tra questi, poi, non manca la frutta, come il fico che, con il tempo, è riuscito a diventare uno dei simboli chiave dell’Isola.

Il famoso fico, però, non nacque in Sicilia. Furono, infatti, gli spagnoli ad esportarlo dopo averlo scoperto in Messico attorno al 1500. Subito l’isola si dimostrò una terra adatta per la coltivazione di questo frutto che cresceva in maniera semplice e veloce e, soprattutto, piaceva molto soprattutto per il suo gusto dolce.

Oggi, questo frutto continua a piacere e, nel tempo, è anche diventato protagonista di leggende – in Sicilia la più importante fu quella dello scrittore Giuseppe Pitrè, il quale raccontò che il fico in origine era una pianta velenosa portata in Sicilia dai turchi per uccidere i siciliani ma Dio, poi, lo avrebbe reso dolce e pieno di benefici per la salute perché amava gli isolani – ma anche di alcuni modi di dire, presenti nel dialetto e nella lingua italiana.

Uno dei più famosi, nella città di Trapani, è «Addiu, peri ‘i ficu!» che letteralmente può essere tradotto come «Addio, albero di fico». Con “Peri ‘i ficu”, infatti, i siciliani intendono l’albero di fico che, tra le altre cose, è uno dei frutti che rappresenta la creazione di Adamo ed Eva – i due, infatti, dopo aver mangiato il frutto proibito, si coprirono con delle foglie di fico –.

Il detto trapanese viene utilizzato quasi sempre al posto del più famoso “Chi se ne frega” e il significato, dunque, non può che essere simile. Il modo di dire, infatti, indica la rassegnazione per una perdita subita che, in realtà, appare poco importante.

Curiosa è la somiglianza con un modo di dire calabrese, «Te salutu, ped’i fhicu», che viene utilizzato per affermare, forse con un po’ di amarezza, che non vi è soluzione per quel determinato problema.

È da specificare che sui modi di dire e sulla loro origine esistono pochi chiarimenti ufficiali ma, al contrario, sono tante le ipotesi. E ne esiste una anche per «Addiu, peri ‘i ficu!», secondo cui la presenza dell’albero di fico nel tipico detto potrebbe avere il significato di una perdita di qualcosa buono e prezioso, proprio come appare a tanti il frutto.

Un’ipotesi che, però, andrebbe contro l’intenzione con cui viene usato il modo di dire nei nostri giorni – cioè per dichiarare una perdita inutile e insofferente –.

Il fico, poi, non è mai stato dichiarato un frutto prezioso ma è sempre stato pensato come un frutto povero che, in Sicilia, veniva offerto ai contadini come colazione per impedire loro di mangiare l’uva del proprietario della vigna durante il raccolto.

Una tradizione, quella di far colazione con i fichi, che, nei limiti del possibile, continua ancora oggi in molte famiglie. Perché, nonostante sia originario del Messico, il ficus è ormai un simbolo dell’Isola. E perché, nonostante il tempo, continua ad essere uno dei frutti più amati dai Siciliani.

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