Scoperti sei vulcani sottomarini fra Mazara e Sciacca, i “fratelli” della famosa Ferdinandea?

Redazione Prima Pagina Trapani
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31 Luglio 2019 21:23
Scoperti sei  vulcani sottomarini fra Mazara e Sciacca, i “fratelli” della famosa Ferdinandea?

Una volta vi era Ferdinandea, l’isola vulcanica apparsa per pochi mesi nel 1831 nel Canale di Sicilia, a circa 30 miglia a est di Sciacca, a turbare il sonno di molti vulcanologi italiani. Adesso invece sembra che quello scoglio vulcanico non sia il solo, nella stessa area marina in direzione Mazara del Vallo e ancora più vicino alla costa vi sarebbero infatti ben sei vulcani sottomarini. La scoperta è stata resa pubblica nelle scorse dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), a seguito di due campagne condotte a bordo della nave da ricerca Ogs Explora.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Marine Geology, ha confermato le precedenti ipotesi sulla presenza di tre vulcani e ne ha individuati per la prima volta altri tre, uno dei quali è a soli sette chilometri dalla costa. Grazie a mappe dei fondali ad alta risoluzione e a indagini sismiche e magnetiche, i ricercatori guidati da Emanuele Lodolo hanno ricostruito in dettaglio la morfologia del fondo marino, scoprendo i sei vulcani: “sono tutti localizzati entro 22 chilometri dalle coste della Sicilia; uno in particolare si trova a soli sette chilometri da Capo Granitola”, spiega Lodolo”.

(in foto copertina la mappa della distribuzione dei sei vulcani al largo della costa sud-occidentale della Sicilia- fonte: OGS) "Il vulcano più vicino alle coste, chiamato Actea, ha una morfologia complessa - precisa il ricercatore - e mostra una grossa colata lavica che si estende per oltre 4 chilometri": si tratta di un caso unico per questo settore del Canale di Sicilia. I vulcani si trovano circa 14 chilometri a Nord di quelli già noti del Banco Graham. Qui è presente la famosa isola Ferdinandea, l'isola generata nel 1831 da un'eruzione sottomarina e che, dopo essersi elevata fino a 65 metri, si è immersa; la sua sommità oggi si trova a circa 7 metri sotto la superficie del mare.

"La scoperta di vulcani sommersi così vicini alla costa della Sicilia - conclude Lodolo - dimostra che ci sono ampie aree vicino al litorale che sono ancora poco conosciute e studiate". “Il giorno 28 giugno 1831 –si legge in un articolo di Carlo Migliore su sul sito 3bmeteo- il capitano C.H. Swinburne della marina inglese segnalò di aver visto un fuoco in lontananza in mezzo al mare, a circa 30 miglia a est dalle coste di Sciacca. Il 2 Luglio l'acqua ribolliva alla secca del corallo dove alcuni marinai, che raccoglievano il pesce ucciso dalle attività vulcaniche, svennero nelle loro barche a causa delle esalazioni.

Il 5 luglio forti scosse sismiche furono sentite fino a Marsala; infine, il 7 luglio 1831, F. Trefiletti, comandante del “Gustavo”, vede per primo l'isola spuntare dal mare tra esplosioni di cenere e lapilli. Nasceva così  l'isola Ferdinandea  (così chiamata perché in quell’epoca l’Italia meridionale era governata da Re Ferdinando II di Borbone), un vulcano sottomarino tutto italiano. La fase iniziale fu estremamente esplosiva, si poteva vedere bene anche dalle coste siciliane, poi quando l'isola cominciò a crescere e il magma si isolò dal mare, le esplosioni terminarono e l'eruzione assunse connotati più tranquilli.

In poche settimane la nuova isola si sollevò fino a 65m di altezza e la sua superficie arrivò a 4 chilometri quadrati, una superficie molto simile a quella dell'attuale isola di Procida nel Golfo di Napoli. L'eruzione terminò il 20 agosto Ironia della sorta mentre i contendenti ancora litigavano per l'osso ritrovato, così come era venuta fuori dal mare, così, l'isoletta cominciò a inabissarsi finché l'8 Dicembre non scomparve completamente sotto la superficie. In seguito nel 1846 e nel 1863 l'isoletta è riapparsa ancora in superficie, per poi scomparire nuovamente.

Con il terremoto del Belice le acque circostanti il banco di Graham furono viste intorbidirsi e ribollire, cosa che venne interpretata come un probabile segnale che l'isola Ferdinandea stesse per riemergere. Così non fu. A scanso di equivoci i siciliani posero sulla superficie del banco sottomarino una targa in pietra, sulla quale si legge: « Questo lembo di terra una volta isola Ferdinandea era e sarà sempre del popolo siciliano. » Andata successivamente distrutta, probabilmente colpita da un'ancora, la targa è stata prontamente sostituita.

Successivamente il vulcano è rimasto dormiente per decenni, con la cima circa 8 metri sotto il pelo dell'acqua. Nel 1986 fu erroneamente scambiato per un sottomarino libico e colpito da un missile della US air force nella sua rotta per bombardare Tripoli. Nel 2002 una rinnovata attività sismica nella zona ha indotto i vulcanologi a congetturare sopra un imminente nuovo episodio eruttivo con conseguente nuova emersione dell'isola. La storia continuerà...” Francesco Mezzapelle

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