“Una punta di Sal”. Umiliati e raccomandati

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
18 Ottobre 2020 07:59
“Una punta di Sal”. Umiliati e raccomandati

Umiliati ed ora anche “raccomandati” agli Emirati Arabi per  fare ritornate a Mazara 18 pescatori e i due pescherecci trattenuti a Bengasi dal 1° settembre scorso. Ed è strano che i politici (che predicano ai giovani, ma anche alle persone mature, che non devono raccomandarsi per un posto di lavoro o per una casa o per qualsiasi altro servizio, che è un diritto di avere) ed un Governo (e non una persona qualunque ) devono raccomandarsi. Ed allora i cittadini sono autorizzati a dire: “Governo questo non si fa, abbi la capacità di andare avanti senza “spinte” e senza “regali”.

Quella italiana non è politica, è usare delle scorciatoie per arrivare allo scopo. E questa non è meritocrazia. Sullo sfondo un Mediterraneo che ormai è un mare “bollente” per i tanti contrasti che si evidenziano nei Paesi frontalieri. L’Italia sta a guardare, perché  l’Italia dei nostri giorni guarda esclusivamente al Nord Europa, con un occhio tristemente solo economico e senza una reale strategia di lungo periodo, una strategia che attraversi decadi di tempo e non uno o due anni come richiesto dai bilanci aziendali.

È evidente che questa scelta è suicidaria per la nostra Nazione ma la classe politica attuale non vuole (e forse non può, per mera mancanza di strumenti mentali) cambiarla ed iniziare un nuovo e più fruttuoso corso strategico. Guardare a Bruxelles ormai è la norma, il Mediterraneo però non è più il “mare nostrum”. I nostri 18 pescatori sono ormai oggetto di un ricatto che un Paese non dovrebbe mai esercitare, ma in Libia ormai tutto è concesso. La guerra in questo Paese non si ferma, coadiuvata anche dalla disattenzione occidentale creata dalla pandemia di coronavirus.

Le nazioni europee  sono occupate a gestire la più grande emergenza sanitaria dalla fine dell’influenza Spagnola del 1918-1919 e quindi la Libia è passata in secondo piano. E di questo si è fatto forte Haftar che ha stretto le maglie del suo assedio. L’Italia non ha un peso politico nel nord Africa dove invece la nostra politica estera dovrebbe stringere accordi  e strategie. Invece per liberare 18 pescatori il governo si rivolge agli Emirati Arabi che dovrà, poi, ringraziare e non si sa a quale prezzo, riesca o non riesca l’impresa.

Intano giunge  notizia che la sanità libica è in grande affanno.  Se il 17 aprile scorso erano indicati 49 casi confermati di Covid-19 e un solo morto, il 19 maggio se ne contavano 65 con 3 decessi. In realtà i numeri sarebbero infinitamente più alti, se si pensa che non ci sono tamponi, che gli ospedali non sono attrezzati e che, all’interno dei gruppi armati, i miliziani vivono in assoluta promiscuità. A Tripoli, al momento, nessuno sta indossando guanti o mascherine e il mercato centrale della città è affollato come se niente fosse.

Non c’è prevenzione e il ministero della Salute non sta dando le risposte necessarie. Il sistema sanitario è sull’orlo del baratro, le ambulanze sono regolarmente prese di mira oppure rubate, così come i medici sequestrati o ammazzati per strada. L’ospedale principale di Tripoli, al-Khadra, ha un centinaio di ventilatori polmonari, ma non esiste niente di simile nel resto della Libia, e inoltre è stato bombardato la terza settimana di aprile per ben tre volte. La situazione in Cirenaica non è migliore; è tuttavia impossibile avere dati certi: il regime ha imbavagliato i media.

Un dottore che ha osato dare il proprio parere sulla gestione del Covid-19 all’interno di una trasmissione televisiva è stato immediatamente prelevato e imprigionato. Il portavoce di Haftar ha pubblicamente affermato che chiunque criticherà l’operato del governo in questo momento, verrà incarcerato. Le stime di svariati operatori e specialisti riguardo ai danni che la pandemia potrà causare in Libia non sono rassicuranti: i morti, senza prevenzione e sistemi diagnostici, saranno migliaia, senza contare il fronte dei migranti, molti dei quali si sono trovati intrappolati in una battaglia che ormai dura da un anno e che non accenna a risolversi.

Nel disegno “haftariano” non c’è mai stato spazio per il dialogo politico, lo dimostra ognuna delle sue mosse. Si dice che il processo ai nostri 18 pescatori si svolgerà entro la corrente settimana. L’accusa sarebbe di invasione delle acque territoriali, la condanna potrebbe essere una sanzione, come è successo in altre occasioni di sequestri di pescherecci, tranne che Haftar non chieda il rilascio dei quattro “calciatori” libici condannati dal tribunale di Catania a 30 anni. In questo caso le cose si complicherebbero.

Dal nostro Governo silenzio assoluto, per noi ci sono gli Emirati Arabi. Salvatore Giacalone    

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