“Trapani Urbs Invictissima”: alla scoperta della zona “Lo Nero”

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
04 Ottobre 2020 11:07
“Trapani Urbs Invictissima”: alla scoperta della zona “Lo Nero”

Ventunesima puntata della rubrica storica che approfondirà le origini dei quartieri trapanesi: un ritorno al passato, per conoscere meglio la storia della città dei due mari e delle strade che ogni giorno percorriamo. «Ni viremo a lo nero» è una frase che tutti i trapanesi hanno, almeno una volta nella loro vita, pronunciato o sentito pronunciare da altri. Appartenente al grande Borgo Annunziata, è sicuramente una delle zone più centrali e amate dai trapanesi, tanto da diventare un luogo di incontro.

“Lo Nero” attraversa la parte finale di Via Fardella e viene così denominata dai trapanesi per la presenza di una villa progettata dal famoso architetto Francesco La Grassa. Costruita nei primi del ‘900 su un terreno di 1050 mq, divenne la casa di un ricco industriale palermitano dopo il suo trasferimento a Trapani. L’industriale era il cavaliere Salvatore Lo Nero, da cui deriva appunto la denominazione della zona e a cui è dedicata una via nelle vicinanze. Negli anni, il villino – ma soprattutto lo scantinato – ospitò tante iniziative.

Le più popolari sono, indubbiamente, la fabbrica e il deposito di gazzose e seltz, regolarmente servite in bottigliette di vetro, dell’industria ITAGA (Industria Trapanese Acque Gassate e Affini) che vide tanti ragazzi trapanesi affacciarsi nel mondo del lavoro. Il villino, inoltre, ospitò anche grandi ricevimenti di ogni genere. Rimasta sempre la “Villa Lo Nero”, in realtà venne poi venduta ai fratelli Luppino, che resero il villino una location per l’organizzazione di eventi nel periodo del carnevale.

Vista come una vera e propria reggia dai trapanesi di quel tempo, ospitava un grande giardino con un’enorme vasca e un albero di melograni. Ma la zona non era famosa solo per la famosa villa. “Lo Nero” infatti ospitava tanti locali. Uno dei più famosi, innegabilmente , è il cinema con il tetto apribile “Olimpia”.

Ed è proprio in onore del cinematografo che, successivamente, un panificio che si trovava nelle zone venne così chiamato. La zona è, adesso, una delle più producenti della città ma anche, e soprattutto, una delle più frequentate. Non si può dire lo stesso, però, del villino. Poco dopo gli anni ’60, infatti, venne completamente abbandonato, forse per una diatriba sull’eredità. Proprio per questo la villa è sempre stata vista come una casa dei fantasmi, soprattutto dai più piccoli che frequentavano la scuola adiacente.

Ed è assurdo come una struttura così importante storicamente e artisticamente sia, oggi, in pessime condizioni. E nonostante si parla spesso di cessioni e di ristrutturazioni, al momento tutto rimane invariato e della villa rimane solo un ricordo. Soprattutto nel cuore dei trapanesi che in quella villa, uno dei pochi esempi di ville liberty presenti a Trapani, ne vedono un motivo di orgoglio. Gli stessi trapanesi che sperano di vedere, al più presto, la villa ritornare al suo vecchio splendore.

Chiara Conticello Ph: Leonardo Poma

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