​Trapani. Medico infartuato scrive al personale di Cardiologia del “Sant’Antonio Abate”

La riconoscenza dopo il ricovero nei giorni scorsi: “Profonda gratitudine per la rinascita”

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
21 Aprile 2026 10:33
​Trapani. Medico infartuato scrive al personale di Cardiologia del “Sant’Antonio Abate”

Un medico in pensione, Giuseppe Salvatore Trapani, ha voluto esprimere tutta la propria riconoscenza in una lettera indirizzata al personale medico e paramedico dell’Unità operativa UTIC Cardiologia ed Emodinamica del presidio ospedaliero “Sant’Antonio Abate” di Trapani, dopo un ricovero d’urgenza nei giorni scorsi.

Di seguito, la lettera che ripercorre l’esperienza vissuta e tutte le sensazioni di quei momenti.

Oggetto: Profonda gratitudine per la rinascita – Utic Cardiologica (Emodinamica) di Trapani

Egregi Dottori,

carissimi tutti, mi trovo a scrivere questa lettera con il cuore colmo di una riconoscenza che va ben oltre le parole. Sono il dottor Giuseppe Salvatore Trapani, medico di medicina generale ormai in pensione. E proprio a me, che per una vita ho avuto l'abitudine di curare gli altri, è capitato di trovarmi improvvisamente dall'altra parte, nella condizione di chi ha bisogno di essere salvato.

Qualche giorno fa, a seguito di un improvviso e violento malore, sono arrivato d'urgenza presso la vostra Divisione Utic Cardiologica di Trapani. La diagnosi è stata chiara e severa: infarto acuto Nstemi su base coronarica. A descriverlo oggi è semplice, ma in quel momento, per me, era il buio.

Stavo male. Malissimo. Eppure, nel profondo, sapevo di trovarmi in buone mani. Ma il cuore, quello che per decenni avevo ascoltato con lo stetoscopio sui petti altrui, ora mi parlava con una voce che non riconoscevo: era il mio stesso cuore a chiedere aiuto. In un attimo, mentre il dolore mi stringeva come una morsa, ho visto passare tutta la mia vita come una vecchia pellicola ingiallita che scorreva indietro nel passato. I volti dei miei cari, i pazienti che ho curato, le notti in bianco, i sorrisi e le lacrime. Tutto. In quei secondi interminabili ho capito cosa significa davvero avere il fiato sospeso tra le dita del destino.

E invece, con una tempestività e una professionalità che mai avrei potuto immaginare, il vostro team ha messo in atto ciò che di più avanzato la medicina cardiologica possa offrire. Senza un minuto di esitazione, è stato attivato il protocollo PTCA, eseguendo con maestria una procedura di PCI che ha salvato la mia vita. L'impianto degli stent DES Onyx Frontier sui vasi trombizzati – la coronaria circonflessa e la IVA – ha ripristinato il flusso del sangue e, con esso, la mia speranza.

Oggi sono tornato alle normali condizioni cliniche, sono a casa e vengo coccolato dai miei familiari che si prendono cura di me. E questo miracolo della scienza, che per un medico non è mai un mistero ma il frutto di studio e dedizione, lo devo esclusivamente a ciascuno di voi.

Desidero quindi esprimere la mia doverosa, sentita e accorta riconoscenza a tutti i professionisti che si sono presi cura di me. Ringrazio di cuore, uno per uno, i dottori e le dottoresse che hanno coordinato e realizzato il mio trattamento: Giovanna Geraci, Daniele Vinci, Alberto Lombardo, Federico Spanò, Carmelo Matteo Farruggia, Dario Buccheri, G. Borruso, Rodolfo Massafra, e tutti gli altri medici e paramedici responsabili che in quelle ore frenetiche hanno lavorato in perfetta sintonia. Non dimentico gli infermieri, i tecnici, ogni persona che, con un gesto o una parola, ha reso meno terribile il mio passaggio in quel reparto.

Permettetemi, da uomo che ha scrutato a lungo la fragilità umana, di aggiungere una riflessione personale: la vostra UTIC cardiologica di Trapani è una vera eccellenza italiana. Un reparto salvavita, di quelli che fanno la differenza tra la vita e la morte. Ma c'è una condizione, lo ripeto a me stesso per primo e lo affido a questa lettera: bisogna arrivarci subito, in tempo utile, tralasciando tutte quelle cose frivole che spesso ognuno di noi, stupidamente, privilegia. Da questo reparto io sono rinato. Letteralmente. Non posso che ringraziare Dio per avermi messo nelle mani di una grande equipe cardiochirurgica che mi ha strappato alla morte e alla quale sarò grato per tutto il tempo che mi resta da vivere.

Con infinita stima, affetto e una commozione che non riuscirò mai a nascondere del tutto.

Giuseppe Salvatore Trapani, medico di medicina generale in pensione

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