«Il camerone del carcere di Favignana non è un rudere qualunque, ma un pezzo di storia delle Egadi e della Sicilia intera. Trasformare quel luogo in un affare privato per mezzo secolo sarebbe uno schiaffo alla memoria di chi lo ha vissuto e alla comunità che lo ha sempre considerato suo».
Lo ha detto la deputata Cristina Ciminnisi (M5S) depositando l’interrogazione al Governo regionale sull’edificio che a Favignana tutti chiamano “e Celle” o “la Corea”: i cameroni dove, dall’Ottocento al Novecento, venivano rinchiusi i “coatti” e, in epoca fascista, anche gli oppositori politici al confino. Sui muri restano graffiti dei detenuti, con una data del 1847, e gli anelli di ferro delle catene. La Regione, nel 2021, ne ha riconosciuto il valore culturale. Oggi l'edificio, di proprietà dello Stato, rischia la concessione a un privato per cinquant'anni, con un canone di poche centinaia di euro l'anno.
«Posso capire da parte dello Stato la necessità di dare valore al patrimonio pubblico – aggiunge Ciminnisi – ma valorizzare non significa necessariamente mettere a gara».«Il punto è che nel 2021 il Comune aveva già chiesto la concessione del “camerone”, proponendo un progetto per trasferirvi biblioteca ed emeroteca, spazi espositivi e un giardino per attività culturali. L'Agenzia del Demanio – spiega la deputata – aveva indicato quella richiesta come prioritaria. Oggi, invece, il bene nonostante la precedente proposta del Comune viene messo sul mercato».«La Regione rivendichi un ruolo nella definizione del futuro di un patrimonio che appartiene alla storia della Sicilia – conclude Ciminnisi –.
Non possiamo chiedere autonomia quando ci conviene e rinunciare alle nostre prerogative quando servono a difendere il patrimonio siciliano. Il futuro di quel luogo deve essere pubblico: uno spazio aperto ai giovani, non un cancello chiuso dietro cui nascondere la nostra storia. Favignana e la Sicilia hanno il diritto di riprendersi la “Corea”».
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