Pizzolungo tra mito e leggenda

Enea ed i giochi olimpici, preistoria e le grotte del Paleolitico: un luogo turistico e storico culturale

Pietro
Pietro Vultaggio
25 Luglio 2021 09:13
Pizzolungo tra mito e leggenda

Questa domenica non ci fermiamo ad un monumento ben determinato, ma tratteremo e tracceremo la storia di uno tra i luoghi più affascinanti ed ancora incontaminati del nostro territorio: Pizzolungo Piana d'Anchise - Mare di Erice. Un posto incantevole dove l’acqua cristallina e le calette fanno godere della bellezza di un tempo che fu. Un posto tra mito e leggenda - potremmo definirlo - dove la storia si mescola con l’immaginazione: secondo la leggenda approdò Enea quando morì il padre Anchise.

Infatti, all’entrata della frazione è possibile notare la "Stele di Anchise" eretta nell'ottobre del 1930 dal Marchese Platamone (in quel periodo podestà della città che a sue spese mise dei maniglioni d’oro ai lati del monumento - poi rubati da ignoti). Quindi, in onore del padre, Enea organizzó - proprio in questo lembo di terra - i giochi sportivi. E proprio per questo legame quasi tutte le vie del paese vengono identificate con nomi inerenti alla mitologia. Non solo mare e mitologia ma anche preistoria: numerosi sono i rilevamenti all'interno delle grotte della zona, che affermano una presenza umana del luogo risalente al Paleolitico superiore.

Insomma, un posto in cui turismo balneare e storico/culturale vanno di pari passo. Piccola ma significativa e doverosa parentesi: il paese purtroppo è conosciuto anche per la strage mafiosa del 2 aprile 1985, quando una bomba destinata alla vettura del giudice Carlo Palermo colpì per errore un'auto che transitava, uccidendo i due poveri gemellini Salvatore e Giuseppe e la rispettiva madre Barbara Asta che si stavano recando a Trapani a scuola. Adesso in quel luogo il Parco della Memoria conserva il ricordo di quelle vittime innocenti.

Ritornando al nostro excursus storico: negli anni ‘60 inizió l’espansione urbanistica: gran parte del territorio costiero era di proprietà del possidente terriero Sebastiano Vultaggio (abitava in un baglio sito in una posizione elevata vicino la montagna, ormai abbandonato), molti andarono da lui a trattare sul prezzo per accaparrarsi un lotto di terreno dove poter costruire la propria oasi di pace. Un luogo ricco a 360 gradi, un monumento naturale per eccellenza che entra di diritto nel patrimonio storico cittadino. 

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