MAB UNESCO e sistema portuale: la nota tecnica di 17 operatori ridisegna il quadro della candidatura

"Il messaggio è inequivocabile: Il progetto, così come configurato, è di fatto irrealizzabile"

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
06 Maggio 2026 16:03
MAB UNESCO e sistema portuale: la nota tecnica di 17 operatori ridisegna il quadro della candidatura

Con una apposita nota tecnica, firmata il 30 aprile 2026 e inviata al Ministero dell’Ambiente e della Transizione Ecologica da 17 tra operatori portuali e associazioni di settore, il sistema portuale assume una posizione unitaria. Un fatto senza precedenti.

Il messaggio è inequivocabile: nelle condizioni attuali, la candidatura delle Saline di Sicilia a Riserva della Biosfera MAB UNESCO non è compatibile con il porto di Trapani. Il progetto, così come configurato, è di fatto irrealizzabile.

Il punto non è più il confronto: la questione riguarda metodo e merito.

Non si tratta di una valutazione politica, ma di una conclusione tecnica. Il documento — allegato in calce a questo comunicato — risponde a una precedente nota dello stesso Ministero (v. altro allegato). Lo stesso documento, infatti, da un lato, riconosce dal punto di vista formale la necessità di coinvolgere gli stakeholder pubblici e privati legati al sistema portuale; dall’altro, però, le considerazioni sulla reale esistenza di limiti e vincoli reali risultano essere deboli, poco chiari e privi di un reale approfondimento.

Come si è anticipato, quindi, le criticità riguardano sia il metodo che il merito.

Con riferimento al metodo, il mancato pieno coinvolgimento del cluster portuale — come peraltro chiaramente riconosciuto dalla stessa nota del Ministero dell’Ambiente e della Transizione Ecologica — compromette la regolarità del percorso e conduce, con ogni probabilità, a un esito negativo della candidatura in sede UNESCO ed in questo senso, dopo le opportune verifiche e pronti a informare formalmente la sede UNESCO di Parigi, circa questa grave irregolarità formale che mortifica il cluster industriale del porto di Trapani.

L’iter seguito, infatti, non è definito con chiarezza; è però evidente che, per aspirare al riconoscimento MAB UNESCO — a fronte di una perimetrazione che include, oltre al centro storico di Trapani, l’intero ambito dello scalo marittimo — il settore portuale debba essere parte attiva dell’intero processo.

In assenza di tale coinvolgimento, il rischio concreto è il rigetto della candidatura da parte dell’UNESCO. Alla luce di questi elementi, il percorso appare gestito in modo inadeguato e, sotto più profili, dilettantesco.

Sul piano del merito, le criticità sono altrettanto evidenti. Le rassicurazioni fornite dal Ministero circa l’assenza di vincoli risultano generiche e poco convincenti. Il documento elaborato dal sistema portuale — forte di una coesione senza precedenti — analizza invece in modo puntuale e tecnico gli effetti della perimetrazione sul porto di Trapani, smontando uno dei presupposti centrali del progetto: l’assenza di impatti operativi. Gli impatti, al contrario, esistono e sono strutturali.

Il modello MAB introduce un sistema di valutazioni che, pur non traducendosi apparentemente in vincoli diretti, incide concretamente sulle procedure, sui tempi autorizzativi e sulla pianificazione delle infrastrutture. Tradotto: meno certezza e più complessità. “Non possiamo accettare un progetto che mette in discussione il funzionamento del porto – afferma Gaspare Panfalone, presidente di Riccardo Sanges & C. e delegato Assiterminal –. Qui non si tratta di opinioni, ma di norme, procedure e conseguenze concrete”.

Il documento del cluster portuale, a differenza della nota del Ministero, entra nel merito: dragaggi, sviluppo delle banchine, nuovi investimenti. Ogni intervento verrebbe sottoposto a ulteriori livelli di verifica, con un impatto diretto su tempi e costi. Per un porto, questo significa una sola cosa: perdita di competitività. “Un porto deve essere veloce, deve essere certo. Non può essere subordinato a meccanismi che introducono incertezza”.

Il nodo è strutturale. La candidatura, così come è stata costruita, entra in conflitto con la natura stessa dell’infrastruttura portuale. E lo fa senza un confronto reale con chi nel porto opera ogni giorno. Non solo: i promotori hanno scelto di non coinvolgere preventivamente nemmeno l’Autorità di Sistema Portuale, cioè il soggetto istituzionale che del porto è il naturale riferimento. Una scelta che appare, oltre che grave, difficilmente comprensibile. Per usare un eufemismo.

Non è un dettaglio: è il punto centrale.

A rafforzare questa posizione vi sono anche elementi istituzionali che confermano come il coinvolgimento del settore portuale sia condizione necessaria per la sostenibilità del percorso. Senza questo passaggio, il progetto perde credibilità e, soprattutto, fattibilità. “Non esiste sviluppo del territorio senza il porto. E non esiste candidatura che possa prescindere dal porto”.

Il documento affronta inoltre un nodo strategico troppo spesso ignorato: la transizione energetica. L’inclusione del porto nella perimetrazione MAB rischia di incidere direttamente sui progetti legati all’eolico offshore, sia già autorizzati sia in fase avanzata di istruttoria. Si tratta di investimenti rilevanti, già programmati, che richiedono tempi certi e procedure snelle. L’introduzione di ulteriori livelli di valutazione potrebbe rallentare o compromettere iter già avviati, mettendo in discussione un intero comparto strategico per il futuro energetico del territorio.

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e criticità nell’approvvigionamento energetico, un simile scenario appare un evidente controsenso. Mentre l’Europa spinge sull’autonomia energetica e sulla diversificazione delle fonti, si rischia di bloccare proprio le infrastrutture che vanno in questa direzione. “Non possiamo permetterci di frenare la transizione energetica con scelte che introducono incertezza – è la posizione del cluster –. Oggi più che mai servono decisioni chiare e coerenti con il contesto globale”.

Per tutte queste ragioni, la posizione del cluster è netta e definitiva: il progetto non è sostenibile, non è compatibile con il sistema portuale di Trapani e, pertanto, non è realizzabile.

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