Si è chiuso oggi, 14 luglio, davanti al Tribunale di Marsala, il processo di primo grado nato dal crac della "Nicol Chef", società attiva nel settore della distribuzione alimentare dichiarata fallita nel 2021. Il collegio giudicante, presieduto dal presidente Vito Marcello Saladino e dai giudici a latere Francesco Paolo Pizzo e Giuseppina Montericcio, ha pronunciato la sentenza di condanna per tutti e tre gli imputati, accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.
La lettura del dispositivo di sentenza ha confermato la colpevolezza dei tre imputati, sebbene con pene leggermente inferiori rispetto alle richieste avanzate da PM Giuseppe Lisella.
Il Collegio ha condannato Rosario Gisone alla pena di 3 anni di reclusione, disponendo contestualmente l'interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni e l'inabilitazione all'esercizio dell'impresa commerciale per 2 anni. Per Aldo Domingo la condanna inflitta è di 3 anni di reclusione e 1.000 euro di multa, con l'aggiunta dell'inabilitazione all'esercizio dell'impresa commerciale per la durata di 2 anni. Infine, Saad Kacem è stato condannato a 2 anni di reclusione; per Kacem è arrivata anche un'assoluzione parziale relativa all'impiego di denaro, perché il fatto non costituisce reato.
Il Tribunale di Marsala ha ordinato la confisca delle quote societarie, oltre che delle somme ricavate dalla vendita dei beni precedentemente sequestrati.
L'inchiesta della Procura di Marsala ruotava attorno al dissesto finanziario della "Nicol Chef". Il pubblico ministero Giuseppe Lisella, durante il corso della requisitoria, aveva sollecitato pene più severe: nello specifico, aveva chiesto 4 anni di reclusione per Aldo Domingo, 3 anni e mezzo per Rosario Gisone e 3 anni per Kacem Saad.
Durante il dibattimento, i difensori degli imputati – gli avvocati Calogera Falco, Francesco Salvo e Vito Cimiotta – hanno tentato di dimostrare l'estraneità dei loro assistiti rispetto alla reale gestione finanziaria e amministrativa della società fallita. La linea difensiva si è concentrata sulla figura di Nicolò Ardagna, indicato come il vero e unico dominus della "Nicol Chef".
Già un anno fa, sia Gisone che Saad avevano respinto con forza ogni addebito in aula, dichiarandosi del tutto innocenti. Gisone, ex genero di Ardagna, e Saad, commerciante ambulante da anni residente a Salemi, avevano spiegato di aver ricoperto la carica di amministratori formali in periodi diversi solo su esplicita richiesta del congiunto, senza però mai esercitare alcun potere decisionale di fatto. Entrambi hanno ribadito di non aver mai avuto accesso alla contabilità e di non essere stati a conoscenza della reale situazione debitoria accumulata dall'azienda nei confronti dell'Erario. Anche la posizione di Aldo Domingo, nipote di Ardagna, era stata tratteggiata dalla difesa evidenziando la sua giovane età all'epoca dei fatti contestati, quando era da poco diventato maggiorenne.
Tuttavia, le argomentazioni della difesa non sono bastate a evitare la condanna per la gestione formale della società. Le motivazioni verranno depositate entro 90 giorni.