L’Asp di Trapani affida una consulenza esterna per valutare dieci richieste di risarcimento legate ai ritardi nella refertazione degli esami istologici. Un numero di casi che colpisce a fronte delle dimensioni dello scandalo: oltre 3.300 vetrini analizzati fuori tempo massimo e 356 diagnosi di tumore arrivate con mesi di ritardo.
L’incarico, formalizzato con una delibera del commissario straordinario Sabrina Pulvirenti, è stato conferito al medico legale Antonio Guajana, chiamato a supportare gli specialisti interni. Il compenso previsto è di 5 mila euro per l’esame delle dieci posizioni, a cui si aggiungono 250 euro per ciascuna riunione del Collegio aziendale di valutazione sinistri (Cavs). Dieci le sedute stimate. Il costo complessivo sale così a 9.150 euro, a carico del bilancio aziendale alla voce "oneri per liti e risarcimenti".
La consulenza arriva mentre restano aperte le ferite di una vicenda che le ispezioni regionali e ministeriali hanno definito il prodotto di gravi disfunzioni organizzative. In Anatomia patologica mancavano controlli sui tempi di attesa, personale con profili adeguati e una gestione strutturata delle criticità. Un sistema che ha accumulato ritardi senza che nessuno intervenisse in modo efficace.
Intanto l’inchiesta giudiziaria prosegue. Tra i casi simbolo c’è quello di Maria Cristina Gallo (in foto), insegnante di 56 anni di Mazara del Vallo, morta il 10 ottobre scorso dopo lunghe sofferenze. Il suo referto istologico arrivò otto mesi dopo l’intervento chirurgico. Prima di morire, Cristina aveva denunciato pubblicamente quanto accaduto, trasformando una tragedia personale in una battaglia civile.
Il suo racconto ha portato il caso fino a Roma. Il 15 gennaio 2025 il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, presentò la prima interrogazione parlamentare, accendendo i riflettori nazionali sulla vicenda. A marzo dello stesso anno la Regione istituì una task force per smaltire l’arretrato nei laboratori di Anatomia patologica.
Dopo la morte di Maria Cristina, l’inchiesta è stata aggravata dall’ipotesi di omicidio colposo. A tenere viva l’attenzione su quanto accaduto sono oggi il marito di Maria Cristina, Giorgio Tranchida, ed i figli della stessa insegnante mazarese che continuano a chiedere verità e responsabilità perché su questa storia non cali il silenzio. Nel frattempo il gip di Marsala, Massimo Corleo, ha disposto perizie affidate a tre esperti per chiarire il nesso tra i ritardi nei referti, il peggioramento delle condizioni cliniche e i decessi.
L’udienza prevista per il 23 gennaio 2026 è stata rinviata al prossimo 17 aprile: gli accertamenti sono ancora in corso. Diciannove, al momento, gli indagati.
Maria Cristina Gallo è la terza vittima dello scandalo. Prima di lei, sono morti Francesco Coddretto, 87 anni, di Marsala, che attese quasi dieci mesi per l’esito di un istologico, e Paolo Robino, 74 anni, infermiere di Salemi, deceduto d’infarto mentre attendeva da quattro mesi di conoscere la natura del tumore asportato.