Inchiesta cimitero di Trapani, chiuse le indagini: 17 le persone coinvolte

La Procura ricostruisce un sistema che avrebbe condizionato la gestione del camposanto

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
06 Giugno 2026 11:51
Inchiesta cimitero di Trapani, chiuse le indagini: 17 le persone coinvolte

Un presunto sistema costruito negli anni attorno alla gestione dei servizi cimiteriali fatto di favori, corsie preferenziali, lavori eseguiti fuori dalle regole e accordi che avrebbero consentito di aggirare procedure e tempi ordinari. È questo il quadro che emerge dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Trapani sul cimitero comunale, giunta adesso a una svolta importante con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Il provvedimento, firmato dal sostituto procuratore Andrea Tarondo e notificato il 29 maggio scorso, coinvolge complessivamente diciassette persone. Si tratta dell'atto che precede l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio e l'apertura del processo.

Al centro dell'indagine c'è Mario Pizzurro, indicato dagli investigatori come la figura principale attorno alla quale ruoterebbero le vicende contestate. Pizzurro, difeso dall'avvocato Fabio Sammartano, si trova attualmente in stato di piena libertà. La misura cautelare disposta nella fase iniziale dell'inchiesta era infatti stata annullata dal Tribunale del Riesame di Palermo che, con una decisione depositata il 2 maggio dello scorso anno, accolse il ricorso della difesa disponendone l'immediata liberazione ed escludendo il rischio di inquinamento probatorio.

Dalla lettura degli atti emerge una vicenda che si sviluppa lungo quattro grandi direttrici investigative. La prima riguarda le sepolture e i presunti trattamenti di favore riservati ad alcune agenzie funebri. Secondo la Procura, alcune imprese avrebbero pagato per evitare attese ai propri clienti e ottenere una sorta di corsia preferenziale all'interno del cimitero.

Tra gli indagati figurano Giuseppe Colletta e Giampiero Colletta, titolari di un'agenzia di onoranze funebri di Valderice. Per gli investigatori avrebbero versato somme di denaro per garantire ai propri clienti tempi più rapidi rispetto a quelli ordinari. In uno degli episodi contestati, Giuseppe Colletta avrebbe persino inserito nel conto presentato a una cliente una quota destinata al cosiddetto "caffè per il guardiano".

Le stesse accuse riguardano Vito Polisano, che secondo la ricostruzione della Procura avrebbe pagato in maniera costante per ottenere l'immediata sepoltura delle salme affidate alla propria impresa, evitando così le normali liste d'attesa giornaliere.

Un secondo filone dell’inchiesta riguarda i lavori edilizi all’interno del camposanto. Al centro di questa parte del procedimento c’è Emanuele Renato Grimaudo, operaio del cimitero indicato dagli investigatori come il presunto esecutore materiale degli interventi contestati. Secondo la Procura avrebbe realizzato lavori su cappelle, tombe, lapidi e sarcofagi senza le necessarie autorizzazioni e senza il pagamento dei diritti dovuti al Comune, operando all’interno del cimitero in base ad accordi diretti e con compensi in denaro.

Altri episodi riguarderebbero la scelta o l’assegnazione di loculi specifici e il trasferimento accelerato di resti mortali, con l’obiettivo di evitare i tempi e i passaggi previsti dalle procedure amministrative.

Particolarmente delicata è poi la contestazione relativa a una sepoltura che, secondo la Procura, sarebbe avvenuta eludendo la procedura di cremazione prevista dalla normativa, con un conseguente risparmio di costi e oneri amministrativi.

Si tratta di posizioni che riguardano cittadini privati e che, secondo gli inquirenti, rappresenterebbero il versante della domanda all'interno del presunto sistema di favori e agevolazioni contestato nell'inchiesta.

L'ultimo capitolo dell'inchiesta riguarda invece alcuni episodi che gli investigatori considerano collegati al presunto sistema. Tra questi compare la posizione del medico legale Paolo Meduri, accusato di avere firmato verbali attestando controlli sullo stato di decomposizione delle salme che, secondo la Procura, non sarebbero mai stati effettuati. Le contestazioni riguardano numerosi verbali redatti tra il 2023 e il 2024. 

E poi c'è una vicenda che ha colpito particolarmente l'opinione pubblica: quella delle corone di fiori scomparse dal cimitero. Nel fascicolo compaiono i nomi del titolare e il collaboratore di un negozio di fiori. Secondo gli investigatori sarebbero entrati più volte nel cimitero durante la notte utilizzando le chiavi di un ingresso laterale, prelevando composizioni e corone lasciate dai familiari sulle tombe per poi rimetterle in vendita. Al titolare dell'attività viene contestato anche il furto di altre composizioni floreali nel piazzale del camposanto.

Con la chiusura delle indagini si apre adesso una fase decisiva del procedimento. Gli indagati potranno presentare memorie difensive, produrre documenti e chiedere di essere interrogati. Sarà poi la Procura a decidere se chiedere il rinvio a giudizio.

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