​Il rischio della “memoria selettiva”: fascismo e resistenza non sono facce della stessa medaglia

La democrazia non può permettersi ambiguità su valori e finalità diametralmente contrarie

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
07 Settembre 2026 19:36
​Il rischio della “memoria selettiva”: fascismo e resistenza non sono facce della stessa medaglia

C'è qualcosa di profondamente stonato nel dibattito che, ciclicamente, si accende intorno a canzoni, testi e simboli legati alla storia politica italiana. Non si tratta di stabilire quali brani possano o non possano essere ascoltati o citati, ma di comprendere il significato che essi assumono quando vengono proposti in determinati contesti.

È certamente da condannare quando in luoghi pubblici o nell'ambito di iniziative aperte alla collettività si intonano canti, slogan o testi delle gesta del ventennio fascista e di una dittatura che ha cancellato libertà, pluralismo politico e diritti fondamentali, trascinando inoltre l'Italia nella tragedia della guerra.

Altrettanto inadeguata e fuorviante appare la narrazione di chi tenta di mettere sullo stesso piano le canzoni della Resistenza e quelle che richiamano o esaltano il fascismo. La Resistenza appartiene infatti alla storia della liberazione dell'Italia dalla dittatura e dall'occupazione nazista; i suoi canti sono diventati, nel tempo, parte della memoria democratica del Paese. Ridurli a semplici manifestazioni di una parte politica significa ignorarne il valore storico e civile.

Il problema, dunque, non è una canzone. Il problema è la memoria che si sceglie di coltivare e, soprattutto, quella che si rischia di rimuovere. Negli ultimi anni abbiamo assistito in diverse città italiane ed europee a marce, raduni, commemorazioni e ritrovi riconducibili ad ambienti dell'estrema destra nazionalista. Episodi che, talvolta, vengono minimizzati, derubricati a folklore politico, a nostalgie innocue o a semplici provocazioni. È proprio questa progressiva normalizzazione a dover preoccupare.

Una democrazia solida non teme il confronto delle idee, ma deve saper distinguere tra la libertà di espressione e la celebrazione di un'esperienza storica che ha prodotto dittatura, persecuzioni e guerra. E deve soprattutto evitare che la memoria venga manipolata fino a trasformare vittime e carnefici, liberazione e oppressione, sullo stesso piano.

Perché il rischio, alla fine, è quello di perdere il senso delle parole. Se un canto della Resistenza diventa improvvisamente qualcosa di cui vergognarsi, mentre l'esibizione di simboli e richiami nostalgici viene considerata una semplice goliardata, qualcosa nel nostro rapporto con la storia si è evidentemente incrinato.

E non possiamo poi sorprenderci se in alcuni Paesi dell'Europa, che consideriamo tra le democrazie più mature e le locomotive economiche del continente, forze politiche della destra radicale e partiti con posizioni riconducibili a tradizioni nazionaliste ed estremiste conquistano consenso e, in alcuni casi, arrivano alla guida dei governi. Non è una questione di destra o di sinistra. È una questione di democrazia, di memoria e di consapevolezza.

L'Europa che ha conosciuto due guerre mondiali, dittature e persecuzioni non può permettersi il lusso di dimenticare. E soprattutto non può permettersi una memoria selettiva, capace di indignarsi per un canto antifascista e contemporaneamente di minimizzare nostalgie, simboli e celebrazioni del fascismo. La storia non si riscrive scegliendo quali pagine leggere. E la democrazia non è un'eredità acquisita una volta per tutte: va difesa ogni giorno, anche attraverso la capacità di riconoscere i segnali che, apparentemente piccoli, possono trasformarsi in qualcosa di molto più grande.

Per questo parlare di Resistenza, Liberazione e antifascismo non significa riaprire vecchie contrapposizioni. Significa ricordare da dove nasce la nostra Repubblica e perché oggi possiamo discutere liberamente, anche duramente, delle nostre idee.

E forse è proprio questa la lezione più importante: la memoria non deve diventare un'arma contro qualcuno, ma uno strumento per impedire che gli errori del passato tornino a presentarsi come una possibile soluzione per il futuro.

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