Domenico Li Muli, lo scultore simbolo della Trapani del ‘900

Suo uno dei simboli della città: la Fontana del Tritone in piazza Vittorio Emanuele

Pietro
Pietro Vultaggio
09 Ottobre 2021 18:10
Domenico Li Muli, lo scultore simbolo della Trapani del ‘900

Nella rubrica di oggi non parleremo di un monumento architettonico in particolare ma racconteremo la storia dell’artefice di diverse opere trapanesi: Domenico Li Muli. Nasce nel 1902 a Trapani, la famiglia originaria di Palermo si è trasferita da poco in città per gestire una fonderia. Nel 1929 si diploma alla Reale Accademia di Belle Arti di Palermo. Inizia subito a lavorare con committenze di monumenti funebri al cimitero vecchio di Palermo e a quello di Balestrate. Nei suoi primi anni lavora principalmente nel palermitano: nel 1931 realizza il monumento ai caduti di Ventimiglia di Sicilia e, sul finire degli anni ’30, crea per la facciata del Palazzo dell'Aeronautica all'ingresso monumentale di via Roma a Palermo, la statua dell’ ”Architetto Normanno”.

Nel 1932 organizza, presso il Teatro Massimo di Palermo, una “Mostra di dieci artisti siciliani". L'anno successivo, nel Dicembre 1933, organizza un'altra mostra, sempre a Palermo, battezzata "la Mostra dei venti", per identificare il fermento pittorico di quel periodo. Nel 1938 si trasferisce definitivamente a Trapani per occupare la cattedra di disegno nelle scuole medie della città. Partecipa anche ai salotti intellettuali e rifonda l’associazione Amici della Musica. Nel 1944 raggiunge grande notorietà realizzando il ritratto del colonnello Thomas, opera che gli procurerà diverse commissioni: presso la Chiesa Madre di Marsala realizza il San Giovanni Battista e poi ancora San Tommaso Becket Vescovo di Canterbury, Papa Leone Magno, Papa Gregorio Magno e gli angeli.

Per la Villa Comunale di Trapani realizzerà il busto di Vincenzo Bellini e il “piccolo pescatore” dello stagno. A lui si deve la realizzazione di uno dei simboli della città di Trapani: la Fontana del Tritone in piazza Vittorio Emanuele (costruita tra il 1950 ed il 1951) raffigurante una scena mitologica che il maestro avrebbe voluto chiamare “Le Naiadi”, ma che si affermò tra i cittadini come “Il Tritone”, benché non rappresentato come nella mitologia mezzo uomo e mezzo pesce. Infatti Li Muli, per celebrare colui che rapirà le leggiadre figlie di Zeus, lo rappresentò uomo in tutti gli effetti, anche con la parte inferiore del tronco “quella più adatta a giustificare il rapimento di una donna”.

Negli ultimi anni di vita si dedica alla professione di insegnante presso gli istituti trapanesi. La sua ultima opera? Nel 1986, all’età di 84 anni, realizza la stele in memoria delle vittime della Strage di Pizzolungo raffigurando le tre vittime: la mamma che abbraccia i suoi due figli (Barbara Rizzo e i gemellini Asta deceduti durante un attentato mafioso). Si spegne l'8 Marzo 2003 nella casa di riposo "Serraino Vulpitta" a Trapani.

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