Concorso "Adotta un Giusto", premiata la IV A del "Giuseppe Pagoto" di Erice

Un testo letterario per omaggiare il Giusto Don Eugenio Bussa. Momenti di emozione per i più piccoli e il corpo docenti.

Mirko
Mirko Ditta
20 Maggio 2021 13:12
Concorso

Si sono classificati al terzo posto della categoria testi letterari – scuola primaria i bambini della IV A dell’Istituto Comprensivo “Giuseppe Pagoto” di Erice nell’ambito della premiaizone “Adotta un Giusto 2020/21”. Si tratta di un concorso con l’obiettivo di promuovere negli studenti, attraverso il lavoro sui Giusti dell’Umanità, una cittadinanza attiva intesa come presa di coscienza dei principi che guidano un comportamento solidale ed eticamente responsabile. La memoria del bene, consegnata al racconto delle azioni dei Giusti, ha un’importante funzione educativa perché sottrae all’oblio comportamenti che possono diventare esempi di “buone pratiche”.

Proposta anche quest’anno dalla Gariwo la foresta dei Giusti (membro dell’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano con UCEI-Unione Comunità Ebraiche Italiane e Comune di Milano), insieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il termine Giusto è tratto dal passo del testo sacro del Talmud che afferma «chi salva una vita salva il mondo intero» ed è stato applicato per la prima volta in Israele in riferimento a coloro che hanno salvato gli ebrei durante la persecuzione nazista in Europa.

E così gli studenti hanno potuto scegliere tra elaborati letterari e artistici: la IV A ha scelto Don Eugenio Bussa, il Giusto fra le nazioni per aver salvato ebrei dalle persecuzioni nazifasciste. Scelto tra più di 500 elaborati totali, «un toccante testo poetico – si dichiara nella motivazione – agli atti di coraggio di Don Eugenio Bussa che nascose nel convento di Serina i bambini sottratti ai bombardamenti di Milano e numerosi bambini ebrei». L’evento si è svolto ieri mattina in modalità streaming sul canale YouTube della Gariwo.

Di seguito, l’elaborato della classe del plesso “Walt Disney” scritto da Dario Calvaruso:«Il suo nome è rimasto nella storiama di quella che non ci fanno studiare a memoria. Nel quartiere dell’isola lui ha vissuto e alla guerra è sopravvissuto con il rischio continuo della deportazione per quella che è stata la sua azione.Sotto il suo grande mantello nascose Ebrei, poveri e bambini, poi li custodì in una cantina come se fossero preziosi vini. Evitò la guerra pure ai ragazzi che erano indifesi come pupazzi.

E salvò anche molte persone che venivano da lui da altre zone. Il suo motto non è masi stato scordato, anzi è stato tramandato».

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