​Concluso il primo Sicily B-Fest: 25 sindaci sottoscrivono la “Carta di Erice”

I Borghi più belli d’Italia in Sicilia propongono un modello di governance per le aree interne

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
12 Ottobre 2026 16:13
​Concluso il primo Sicily B-Fest: 25 sindaci sottoscrivono la “Carta di Erice”

Una nuova alleanza tra borghi, Regione e istituzioni pubbliche, costruita a partire da ciò che i piccoli comuni hanno già dimostrato di saper fare. È il cuore della Carta di Erice, il documento sottoscritto simbolicamente ieri a conclusione della prima edizione del Sicily B-Fest, il festival regionale de I Borghi più belli d’Italia in Sicilia. Due giornate di lavoro in cui sindaci, dirigenti scolastici, università ed esperti hanno messo a confronto le buone pratiche dei 25 borghi della rete su scuola, turismo e sviluppo territoriale, per trasformarle in un metodo condiviso di governo dei territori delle aree interne.

La Carta si fonda su alcune parole chiave emerse dal confronto e sintetizzate nella sessione plenaria da Marisa Meli, coordinatrice del Comitato Tecnico Scientifico regionale: comunità, rete, formazione, terra e agroecologia, vivibilità, mobilità, autenticità: «Abitare il borgo non deve essere una scelta di rinuncia, ma una possibilità concreta che guarda avanti» spiega Meli. Fabrizio Ferreri dell’Università di Catania ha proposto di articolarla su tre assi, vivibilità, produzione e socialità, perché «i borghi non hanno bisogno soltanto di misure compensative come la fiscalità di vantaggio: se non ci sono le condizioni abilitanti per fare impresa, l’impresa apre per un anno e poi se ne va».

Ciò che fa della Carta un modello di governance è il percorso tracciato per renderla operativa. «Non immagino soltanto una carta di principi: ogni capitolo dovrà indicare che cosa possiamo e dobbiamo fare, altrimenti alla politica regionale e nazionale non possiamo chiedere nulla», ha spiegato Michelangelo Giansiracusa, coordinatore regionale della rete. Il testo definitivo sarà chiuso entro dieci giorni con i contributi del Comitato Tecnico Scientifico e dei sindaci, poi il coordinamento regionale lo trasmetterà ai 25 comuni per una presa d’atto in giunta o in consiglio comunale.

Attraverso il vicepresidente nazionale Pippo Simone, la Carta arriverà quindi al Consiglio Direttivo Nazionale e al Comitato Tecnico Scientifico nazionale, come chiesto dal presidente Fiorello Primi: «Questa Carta di Erice potrebbe diventare la Carta di Erice dei Borghi più belli d’Italia, un ulteriore elemento di pressione politica. Serve uno sguardo lungo: il ripopolamento passa attraverso infrastrutture, servizi, accessibilità fisica e digitale, scuole, trasporto pubblico e sanità».

Primi, presente alla manifestazione, ha sottolineato il valore della rete siciliana, la prima a organizzare un festival regionale dell’associazione: «La Sicilia è un modello di ispirazione anche per le altre reti territoriali, a cui spesso la racconto. Quando 23 anni fa ho messo insieme “borghi”, “bellezza” e “Italia” in questo marchio non pensavo che saremmo arrivati a questo livello di dibattito e oggi sono felice di constatare come “I borghi più belli” non sia solo un marchio di qualità per l’accoglienza, ma anche per dei temi di rilevanza sociale e politica».

Anche la Sindaca di Erice Daniela Toscano si è espressa positivamente sul tema: «Il Sicily B-Fest ha dimostrato quanto sia importante creare occasioni di confronto in cui i borghi non si limitino a raccontare le proprie esperienze, ma diventino protagonisti di una visione condivisa di sviluppo. Erice ha accolto amministratori, studiosi ed esperti che hanno messo in comune idee e buone pratiche, confermando che la collaborazione tra territori è una risorsa decisiva per affrontare le sfide del presente. La Carta di Erice raccoglie questo patrimonio di esperienze e lo proietta verso un obiettivo concreto: trasformare il valore dei nostri borghi in opportunità di crescita, lavoro e coesione sociale. La sfida non è soltanto tutelare la bellezza dei territori, ma garantire alle comunità le condizioni per viverli e costruire futuro. Perché i borghi non sono il margine dei territori, ma una risorsa strategica per il futuro della Sicilia».

Le due giornate tra sviluppo del territorio, educazione e turismo La prima giornata, sabato 10 ottobre, era stata dedicata a scuola, formazione e turismo, con un metodo dichiarato fin dall’apertura da Pippo Simone: un «racconto al contrario», che parte dalle buone pratiche già realizzate e non dall’elenco dei problemi. Tra i temi, i gemellaggi tra le scuole primarie di Agira, Ferla e Montalbano Elicona, da estendere alle 25 scuole primarie della rete; il protocollo con gli istituti tecnici, a partire dall’IIS Borghese Faranda di Patti; il Master dell’Università di Catania presentato da Marco Platania, con borse di studio cofinanziate dalla rete e dai comuni; il modello dell’Istituto Florio di Erice illustrato dalla dirigente Giuseppa Mandina, con lo studentato nel centro storico.

Nel pomeriggio i sindaci di Gangi, Sambuca di Sicilia, Castiglione di Sicilia, Salemi e Cefalù hanno raccontato le loro esperienze, dalle case cedute ai comuni per il recupero dei centri storici al turismo enogastronomico, fino ai grandi eventi. Sono intervenuti anche Filippo Grasso sul turismo di ritorno, Tony Cirnigliaro managing director di Empeeria con il progetto BorghiVivi, rivolto al mondo dei nomadi digitali che possono trovare nei borghi delle comunità accoglienti e allineate con i valori di vita in cui spesso si rispecchiano; l’intervento finale di Santina Giannone di Reputation Lab è stato dedicato all’importanza della comunicazione, con la presentazione di un manifesto per raccontare i borghi e i territori in generale.

La sessione di domenica, introdotta da Pippo Simone e moderata da Marisa Meli, è stata dedicata allo sviluppo territoriale e alla terra come risorsa economica e bene comune. Il sindaco di Petralia Soprana Pietro Macaluso ha illustrato il protocollo d’intesa con il Coordinamento regionale Agroecologia: produzioni di qualità, filiera chiusa e recupero dei terreni abbandonati, anche come prevenzione degli incendi. Al centro anche i domini collettivi: il caso di Troina, con 4.000 ettari restituiti alla collettività e affidati a un’azienda agro-silvo-pastorale, e la Carta di Troina, a cui la rete ha aderito.

Meli ha annunciato la nascita di un osservatorio sugli usi civici e sui domini collettivi, rivolto ai comuni. Giuseppe Dino ha raccontato l’esperienza dell’ASFO Madonie, nata dalle prime due associazioni fondiarie della Sicilia: piani di gestione, un bando per il pascolo vinto da una cooperativa del territorio e la certificazione della gestione forestale sostenibile in arrivo. Giuseppe Tomasello ha presentato lo studio sugli usi civici di Montalbano Elicona, realizzato grazie al protocollo con il Master in Management Pubblico dello Sviluppo Locale dell’Università di Catania; Simone ha invitato i sindaci a seguire l’esempio, perché la valorizzazione del patrimonio collettivo «è uno strumento di riscatto che crea risorse e attrattività per i comuni» e sarà inserita nella Carta.

Il sindaco di Buccheri Alessandro Caiazzo ha infine presentato IDDE, il progetto che aiuta le donne dei borghi a trasformare i saperi della tradizione in piccole imprese domestiche nel rispetto delle norme. «Due giornate che hanno dimostrato come il coordinamento regionale sia uno strumento operativo», ha concluso Giansiracusa. «Le azioni concrete raccontate da questo palco sono il punto di partenza perché la Carta di Erice diventi la carta non solo della rete regionale, ma di tutta la rete nazionale».

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