Pesca, la marineria trapanese: "In dieci anni redditi crollati" [VIDEO]

Gli operatori chiedono un prezzo massimo di 70 centesimi e interventi strutturali per salvare imprese e posti di lavoro

Pamela
Pamela Giacomarro
12 Ottobre 2026 12:32
Pesca, la marineria trapanese:

La marineria trapanese alza la voce contro il caro gasolio e chiede risposte concrete alle istituzioni. Il prezzo del carburante, arrivato a 1,40-1,50 euro al litro, mette a rischio la sostenibilità economica delle imprese di pesca, costrette a fare i conti con costi sempre più elevati e ricavi insufficienti. Per questo gli operatori chiedono l'introduzione di un prezzo politico del gasolio, con un tetto compreso tra 60 e 70 centesimi al litro.

La protesta è già entrata nel vivo: la flotta trapanese è in stato di agitazione, le attività sono state fermate e i pescatori hanno lasciato i documenti di bordo in Capitaneria di porto. Una decisione maturata dopo l'insoddisfazione per le risposte finora arrivate dalle istituzioni regionali e nazionali.

La crisi è stata al centro della conferenza stampa organizzata questa mattina dal Centro permanente per il coordinamento delle politiche locali della pesca del Gal Pesca Trapanese, insieme agli operatori del settore. Al confronto hanno partecipato Natale Amoroso, presidente di Op Pesca Trapani, Emilio Giacalone, presidente di Op Isole Egadi, il pescatore Mario Maltese e Giampiero Cappellino, direttore del Gal Pesca Trapanese.

I numeri illustrati durante l'incontro restituiscono la dimensione delle difficoltà affrontate dalla marineria. In dieci anni il prezzo del gasolio è triplicato, mentre il reddito degli equipaggi ha subito una riduzione dell'85%. Una contrazione che incide direttamente sulle condizioni di lavoro e sulla capacità delle imprese di garantire la continuità delle attività.

Tra il 2016 e il 2019 il gasolio agevolato per la pesca costava tra 40 e 55 centesimi al litro, consentendo di sostenere le spese di gestione. Lo shock energetico seguito alla guerra in Ucraina ha provocato un'impennata dei prezzi, che nel biennio 2022-2023 hanno raggiunto valori compresi tra 95 centesimi e 1,15 euro al litro. Nel 2024 e nel 2025 il costo si è mantenuto tra 75 e 90 centesimi, fino all'ulteriore aumento registrato oggi.

Con il carburante a questi livelli, uscire in mare può significare lavorare in perdita. Una singola battuta di pesca comporta infatti una spesa che oscilla tra gli 800 e i 900 euro, mentre il prezzo del pesce all'ingrosso rimane sotto pressione a causa della concorrenza estera e del calo dei consumi interni.

La principale proposta avanzata dalla marineria è l'introduzione di un prezzo uniforme del carburante destinato alla pesca, fissato attorno a 70 centesimi al litro. Una misura che, secondo gli operatori, permetterebbe di contenere i costi di gestione e restituire margini di sostenibilità alle imprese.

La preoccupazione riguarda anche il futuro della pesca professionale siciliana, in particolare dei comparti dello strascico e della circuizione. Gli operatori denunciano lo svantaggio competitivo rispetto alle flotte dei Paesi terzi del Mediterraneo, che possono contare su costi di esercizio inferiori e immettere sul mercato prodotti a prezzi più bassi.

La progressiva riduzione dei margini economici rende inoltre sempre più difficile attrarre nuovo personale, mentre gli equipaggi vedono diminuire le proprie entrate. Senza misure strutturali, il rischio indicato dal Coordinamento è quello di una progressiva chiusura delle imprese armatoriali, con conseguenze sull'occupazione e sull'intera economia delle comunità costiere.

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