“Un contribuente di Erice riceve un'intimazione per bolli automobilistici del 2021 già saldati nel giugno 2024”, e la situazione è stata risolta soltanto dopo l’intervento di Consumerismo No Profit che è risalita fino alla Regione Siciliana per cancellare il debito non dovuto.
Lo rende noto la stessa associazione di difesa dei consumatori, evidenziando che “M.D., cittadino di Erice (TP), aveva pagato tutto, ricevute alla mano. Eppure, nel marzo 2026, , si è ritrovato con un'intimazione di pagamento dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione da 321,56 euro, relativa a tasse automobilistiche regionali siciliane dell'anno 2021 che aveva già regolarmente versato quasi due anni prima”.
Il caso
La vicenda prende avvio dalla notifica dell'Intimazione di Pagamento spedita dall'Agente della Riscossione di Trapani il 6 marzo 2026, con richiesta di saldo entro cinque giorni pena l'esecuzione forzata. L'atto richiede il pagamento di bolli auto regionali anno 2021 per un importo complessivo di 321,56 euro, comprensivi di tributo principale, interessi e diritti di notifica.
Il problema è che il contribuente aveva già provveduto al pagamento in data 19 giugno 2024, tramite il circuito pagoPA. Le ricevute sono inequivocabili: due distinti avvisi di pagamento, rispettivamente per due veicoli intestati allo stesso soggetto, entrambi regolarmente quietanzati. Peraltro, a confermare che qualcosa nel sistema non stava girando correttamente, il portale interno dell'ACI Regione Siciliana, come da risposta alla PEC, mostrava già dall'agosto 2024 entrambe le pratiche con esito "ANNULLATA DA SISTEMA (POSIZIONE SANATA POST INVIO-LAVORAZIONE - RICALCOLABILE)" — a dimostrazione che il pagamento era stato registrato, ma l'intimazione era comunque partita.
L'intervento di Consumerismo No Profit
M.D. si è rivolto all'Associazione Consumerismo No Profit, che ha preso in carico il caso. Il 21 aprile 2026 è stata inviata formale richiesta di annullamento in autotutela all'Agenzia delle Entrate-Riscossione di Trapani tramite PEC, allegando tutta la documentazione disponibile come le ricevute pagoPA e copia dell'intimazione. Nel frattempo è stato prenotato un appuntamento fisico presso lo sportello AdER di Trapani per la consegna degli originali.
Il nodo burocratico
Qui si apre però un secondo capitolo, forse più rivelatore del primo. L'Agenzia delle Entrate-Riscossione, pur prendendo atto della documentazione, ha chiarito di non poter procedere autonomamente all'annullamento dell'atto: per farlo era necessario che fosse l'ente creditore originario, la Regione Siciliana, a disporre formalmente lo sgravio.
Consumerismo No Profit ha quindi dovuto inviare una ulteriore PEC direttamente alla Regione Siciliana, chiedendo di intervenire e comunicare ad AdER l'annullamento della pretesa, così da consentire finalmente la chiusura del procedimento.
Il contesto numerico: un sistema sotto pressione
Il caso di M.D. non è un episodio isolato, ma il sintomo di una disfunzione strutturale del sistema di riscossione italiano. Nel magazzino dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione si sono accumulati quasi 22 anni di debiti da recuperare, con oltre 130.000 cartelle e 16 milioni di cittadini iscritti a ruolo. Lo stesso Direttore AdER Ernesto Maria Ruffini, nell'audizione del 7 aprile 2022 davanti alla Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, definì quei numeri semplicemente "non gestibili". Da allora la situazione non è migliorata: a novembre 2024, secondo Il Sole 24 Ore, il magazzino complessivo aveva raggiunto 1.267 miliardi di euro di cartelle non pagate, con oltre un terzo riferito a soggetti inesigibili — deceduti, nullatenenti, imprese cessate.
In questo scenario di congestione sistemica, il disallineamento tra pagamenti già eseguiti e banche dati degli enti creditori è un rischio concreto e ricorrente. Non a caso il legislatore è intervenuto: il D.Lgs. 219/2023 ha introdotto nello Statuto del contribuente l'obbligo per l'Amministrazione di annullare d'ufficio, anche senza istanza, gli atti affetti da manifesta illegittimità. Un obbligo che, come dimostra questa vicenda, nella pratica richiede ancora l'intervento attivo del cittadino o di chi lo rappresenta.
In Sicilia il problema del bollo auto è particolarmente acuto. La Regione stessa, con comunicati ufficiali del 2024 e del 2025, ha dovuto istituire e reiterare la misura "straccia bollo" proprio per far fronte alle migliaia di cartelle recapitate dall'Agenzia delle Entrate per bolli in realtà già sanati o contestati. La misura prevede che l'ACI trasmetta settimanalmente al Dipartimento regionale delle Finanze i flussi dei pagamenti, e che questo provveda a comunicare ad AdER le cancellazioni dovute. Tre soggetti, tre sistemi, una sincronia che quando si inceppa ricade sempre sullo stesso soggetto: il contribuente.
«Casi come questo mostrano quanto sia ancora fragile l'integrazione tra le piattaforme di pagamento digitale e i registri delle amministrazioni creditrici», dichiara Giovanni Riccobono, Delegato Sicilia di Consumerismo No Profit. «Il cittadino paga, il sistema incassa, ma l'ufficio non lo sa. E a pagarne le conseguenze è sempre il contribuente meno attrezzato. Il vero problema non è il singolo errore: è che per correggerlo il cittadino debba fare da solo un percorso a ostacoli tra enti diversi. Per questo associazioni come la nostra esistono: per agevolare questi processi e restituire ai cittadini il tempo e la serenità che meritano».