| La strage dimenticata di Alcamo Marina, le zone d'ombra che attraversano mezzo secolo di storia italiana e il dovere di ricostruire una memoria sepolta: sono stati questi i temi al centro dell'incontro con Lucio Luca, giornalista di Repubblica e scrittore vincitore del Premio Articolo 21 per la libertà di informazione, che ieri ha presentato alla Biblioteca Fardelliana di Trapani "L'ultima spiaggia.
Alkamar, la strage dimenticata e cinquant'anni di misteri italiani" (Compagnia Editoriale Aliberti). L'appuntamento fa parte del ciclo dell'VIII edizione di TrapanIncontra "Ricostruire – La cura delle parole", a cura del giornalista e scrittore Giacomo Pilati.Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1976 un commando di killer fece irruzione nella casermetta dei carabinieri di Alcamo Marina, uccidendo l'appuntato Salvatore Falcetta e il carabiniere semplice Carmine Apuzzo. Le indagini puntarono immediatamente al terrorismo rosso e portarono all'arresto di quattro uomini: Giuseppe Mandalà, Giuseppe Gulotta, Vincenzo Ferrantelli e Gaetano Santangelo.
Dopo ore di violenze e torture, i quattro confessarono di aver partecipato all'agguato, salvo poi ritrattare tutto davanti al magistrato. Eppure quella confessione estorta segnò il loro destino: Mandalà morì in carcere, Ferrantelli e Santangelo fuggirono in Sudamerica per sfuggire a una condanna ingiusta, mentre Gulotta rimase dietro le sbarre per ventidue anni. Solo quando uno dei carabinieri confessò le torture di quella notte i quattro vennero scagionati, ma ormai le loro vite erano state distrutte.Da lí parte un filo nero che attraversa mezzo secolo di misteri italiani: da Peppino Impastato a Mauro Rostagno, fino a Ilaria Alpi e alle ombre di Gladio su Trapani."La strage di Alcamo Marina è stata dimenticata perché non è mai entrata nel pantheon delle stragi di mafia, anche perché probabilmente in questo caso la mafia non c'entra, oppure c'entra in modo diverso dal solito", ha spiegato Lucio Luca.
"Si è voluto cercare e trovare dei colpevoli che poi colpevoli non erano, probabilmente per nascondere le verità indicibili dietro questo duplice omicidio. È chiaro che quanto accaduto non può essere legato all'attività di quei carabinieri, che lavoravano in una caserma marginale, in una borgata marinara, e non si occupavano di indagini sulla criminalità. Evidentemente è successo qualcosa che è stato definito indicibile e c'è stato, con ogni probabilità, un interesse superiore a nascondere la verità".Ricostruire la memoria, ha sottolineato l'autore, significa riportare a galla eventi che sono stati sepolti perché scomodi, restituire a un territorio la consapevolezza di episodi centrali della propria storia, cercare collegamenti con le tante vicende irrisolte di questo paese.
Il suo lavoro di inchiesta, condotto scavando in archivi e testimonianze, ha rappresentato un esempio di come la memoria vada difesa.
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