Il suicidio di un detenuto ventiseienne nel carcere di Trapani, è denunciato dal vicepresidente di Iv-Casa Riformista, Davide Faraone, a pochi giorni di distanza da una nota che annunciava una interrogazione sulle condizioni della stessa casa circondariale.
“Sul Cerulli di Trapani siamo stati, purtroppo, facili profeti. Avevamo avvertito che la situazione dell’istituto era tale da scapparci il morto, è così è stato: un detenuto si è tolto la vita”, scrive oggi Faraone, precisando che “i contorni del gesto estremo con cui un detenuto di 26 anni, marocchino, si è tolto la vita sono ancora da precisare. Certo è che l’episodio – continua – non può non essere messo in relazione con le impossibili condizioni che detenuti, polizia penitenziaria ed educatori devono sopportare ogni giorno. Un sovraffollamento del 123%, il personale insufficiente ai bisogni, lo stato di pesante degrado in cui versano alcune sezioni, le difficoltà di chi lavora nell'istituto, le carenze nell’assistenza sanitaria fanno del carcere trapanese un angolo di inferno”.
“Nonostante gli appelli della polizia penitenziaria, dei detenuti e anche una nostra interrogazione, il governo è rimasto indifferente. Con le conseguenze drammatiche che sappiamo. – conclude – Che cos’altro aspetta il ministero della Giustizia per rendersi conto di quel che accade al Cerulli e intervenire?”.