"Trapani Popolare", personaggi che hanno fatto la storia: U Runcu

Quarta puntata della rubrica targata Prima Pagina Trapani che racconterà i cittadini "popolari" ricordati da tutti.

Maria Chiara
Maria Chiara Conticello
27 Febbraio 2022 13:12

Trapani si è spesso fatta notare per la sua stravaganza: sono stati tanti, infatti, i personaggi che ancora oggi vengono ricordati per le loro idee originali, capaci di far strappare un sorriso.

E tra questi non può che essere annoverato Nicola Barraco, da tutti ricordato come U Runcu – nome con cui, a Trapani, si indica il pesce Grongo –.

Si definiva il più grande Annivinavinture (un indovino) della città ma era un uomo semplice e soprattutto un gran lavoratore. Nel corso degli anni, infatti, furono tanti i suoi impieghi: gestì, ad esempio, l’opera dei Pupi in Via Cortina (oggi Via Nunzio Nasi) e andò in giro per le strade del Centro Storico suonando la tromba – alcuni dicono anche la pianola a mano – ma il lavoro che lo ha reso indimenticabile a Trapani è quello dell’indovino.

Con un treppiedi, una scimmietta e un pappagallo, U Runcu passava le sue giornate davanti la porta centrale della Villa Margherita e, per guadagnarsi poche decine di lire, presagiva il futuro dei passanti.

Lui, però, usava un metodo diverso rispetto a tutti gli altri indovini: il ruolo principale, infatti, lo avevano i suoi animaletti ammaestrati ma, tra i due, il più importante era sicuramente Cocò, il suo verde pappagallo.

Quando qualcuno voleva conoscere il suo futuro, infatti, U Runcu ordinava a Cocò di imbeccare un bigliettino da una cassettina colma di buste della fortuna. Una volta preso il biglietto, spettava al passante leggerlo.

Secondo i ricordi di qualcuno, poi, U Runcu canticchiava anche una canzone, quasi fosse un motivetto pubblicitario: «N’haio pi tutti: ziti, maritati, figghi, surdati. Ricchizza, povertà: canusciti u vostro avviniri, pigghiati un biglietto» («Ne ho per tutti: fidanzati, sposati, figli, soldati. Ricchezza, povertà: conoscete il vostro avvenire, prendete un biglietto». Proprio da questa abbanniata, nacque una storiella, forse inventata ma probabilmente no.

Una donna, un giorno, si avvicinò a U Runcu e chiese sottovoce se il biglietto valesse anche per i carcerati. Dopo la risposta affermativa dall’indovino, Cocòprese il biglietto e la donna si allontanò per leggerlo lontana da occhi indiscreti ma il signor Barraco iniziò a gridare «Haiu biglietti pi li surdati, pi fimmini schette e maritati. Haiu biglietti puru pi li carcerati!» («Ho biglietti per i soldati, per le donne single e sposati. Ho i biglietti pure per i carcerati!»).

La donna, colpita nell’orgoglio per la faccenda riservata, andò dall’uomo e lo insultò con parole poco gentili ma U Runcu rispose «Megghiu chisto chi carciratu».

Il racconto rimase nella storia e ancora oggi tutti lo riportano. Ma i trapanesi ricordano soprattutto U Runcu che, con il suo pappagallino e con la sua scimmietta, presagiva il futuro. Un futuro per lo più roseo, perché in quelle buste vi erano solo messaggi buoni e pieni di speranza: alcune volte, infatti, non c’è bisogno di aver predetto il futuro per stare bene, basta essere felici in attesa di qualcosa di bello. E U Runcu, questo, lo aveva capito.

Illustrazione di Giada Barbara

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