La pioggia battente non ha impedito questa mattina la commemorazione di Giangiacomo Ciaccio Montalto, ucciso il 25 gennaio di 43 anni fa davanti alla propria abitazione di Valderice da killer di Cosa Nostra rimasti impuniti (vennero condannati all’ergastolo solo i boss Totò Riina e Mariano Agate ritenuti mandanti).
Rappresentanti delle istituzioni e un paio di scolaresche hanno partecipato a una breve cerimonia all’interno della Villa Margherita, a Trapani, davanti all’opera dedicata al magistrato trapanese.
Tra le autorità presenti, il questore Giuseppe Felice Peritore e il procuratore aggiunto di Trapani, Stefano Luciani, oltre al sindaco Giacomo Tranchida che ha promosso l’iniziativa.
Rivolgendosi agli studenti, il procuratore aggiunto è intervenuto per rilevare che “tutte queste morti alla fine sono servite; sono servite per consentire a voi e alla società civile di prendere coscienza di questo fenomeno, e certamente hanno reso più facile anche il lavoro da magistrato, perché man mano e progressivamente abbiamo preso coscienza del fenomeno. Ci siamo attrezzati. Non dico che Cosa Nostra è definitivamente sconfitta, perché questa è una cosa che non dobbiamo tutti quanti mai dirci e dobbiamo sempre tenere alta l'attenzione, ma Cosa Nostra non è più quella del 1983 e del 1990, è una organizzazione che è in un certo qual modo è in difficoltà, e questo lo dobbiamo al sacrificio di tanti magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine, giornalisti e così via che, nel corso degli anni, in un momento in cui era difficilissimo fare fino in fondo il proprio dovere, hanno avuto il coraggio di farlo.
Ecco, noi oggi siamo qua proprio grazie a loro. Questo deve confortare e deve essere un messaggio di speranza per il vostro futuro, affinché questo fenomeno venga definitivamente cancellato e renda definitivamente libera questa terra bellissima”.
La commemorazione è proseguita a Palazzo D’Alì, per un altro momento di riflessione con la figlia del magistrato, Marene Montalto, collegata da remoto.