Pescatore già prigioniero a Bengasi multato per mancato rispetto di misura anti-covid. Lettera di Randazzo al Prefetto

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
29 Dicembre 2020 19:39
Pescatore già prigioniero a Bengasi multato per mancato rispetto di misura anti-covid. Lettera di Randazzo al Prefetto

Riceviamo e pubblichiamo la lettera scritta dal consigliere comunale Giorgio Randazzo (Lega) al prefetto di Trapani dott. Tommaso Ricciardi. Ecco il testo della lettera: Eccellenza,  da Consigliere Comunale della Città di Mazara del Vallo attento alle esigenze e ai bisogni della popolazione,  non potevo rimanere inerte circa lo spiacevole episodio che è capitato ad un “figlio speciale” di questa  Città.   Tutti, Lei per primo, abbiamo conosciuto i momenti tristissimi vissuti a causa del lunghissimo periodo di  prigionia dei nostri concittadini pescatori che per 108 giorni sono stati imprigionati in Libia e detenuti  ingiustamente per motivazioni che non riguardano i 18 lavoratori ma questioni di politica internazionale.  Abbiamo vissuto con preoccupazione ed angoscia quei giorni di prigionia e seppur l’epilogo è stato positivo  rimangono forti dubbi sulle modalità di sequestro e i tempi di risoluzione.  Ma è inquietante ascoltare dalla stessa voce dei pescatori il trattamento da essi ricevuto durante la  prigionia fatta di angherie, violenze psicologiche e fisiche, mortificazioni che hanno necessità di essere  portate a conoscenza delle Istituzioni Internazionali come vera propria mortificazione dei diritti umani e che  hanno segnato per sempre la loro vita futura.  Purtroppo, ironia della sorte, ad uno dei 18 pescatori liberati è accaduto nei giorni scorsi un fatto che fa  emergere come spesso chi è chiamato a difendere la comunità controllando il rispetto delle leggi e norme  non usa il buon senso.  E' il caso di Farhat Jammali che la mattina del 26 Dicembre 2020, appena qualche giorno dopo la  liberazione, ha sentito l’esigenza di uscire di casa a fare due passi per vivere quella comunità che per troppo  tempo aveva immaginato di non rivedere più.   Durante la passeggiata ha incontrato un suo amico e instaurato un dialogo con lo stesso ad una distanza di  sicurezza proprio per non mettere la mascherina individuandolo proprio come segno di costrizione e  oppressione.  Purtroppo sono intervenuti gli operatori della Guardia di Finanza che ha rilevato a Farhat Jammali il  mancato uso della mascherina e, a loro dire, la mancata osservanza della distanza di sicurezza dall'altro  individuo, e a nulla è servita la giustificazione di Farhat Jammali che ha spiegato chi fosse, cosa ha subito e  che il suo intento non era certo quello di trasgredire nessuna norma. Purtroppo nel verbale si riporta fin troppo succintamente la dichiarazione di Farhat Jammali scrivendo che  “non a conoscenza delle restrizioni COVID a causa prigionia...”.  Tralascio ogni considerazione sulla vicende giuridiche dei DPCM, sulla misurazione della distanza di  sicurezza, sulla mancanza di assembramento, ma mi soffermo sul mancato buon senso dimostrato degli  operatori della Guardia di Finanza.  Non vi è dubbio che alle forze di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza e Vigili Urbani va il mio  apprezzamento per l'encomiabile lavoro che svolgono e pur nella consapevolezza che tutti siamo uguali di  fronte alla legge mi appello al Suo buon senso ed annullare il verbale data l’eccezionalità del caso con la  speranza di una sua benevole accoglienza che eviterà ogni eventuale ricorso che per il sig.

Farhat Jammali  verrà vissuto come ulteriore mortificazione.  Certo di un Suo immediato riscontro, colgo l’occasione per augurarle un felice anno nuovo.  

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