Sabato 26 settembre 2026, in prima assoluta, debutta al Teatro M° Tonino Pardo di Trapani (via Sceusa, 6) ( ore 19 ), nell’ambito del 78° Luglio Musicale Trapanese, Magic Words Circus, spettacolo su libretto di Guido Barbieri, con la musica di Orazio Sciortino e per la regia di Alessio Pizzech.
Sotto il tendone di un circo tutto sembra identico ai circhi di ogni parte del mondo. Le panche piene di spettatori, la pista rotonda coperta di segatura, perfino un’orchestrina nel palchetto sopra l’ingresso. Non manca il classico presentatore con il microfono, vestito con un luccicante frac blu. Ma, come spesso accade, l’apparenza inganna. In Magic Words Circusnon si esibiscono acrobati, tigri, elefanti né clown. Il ruolo di protagonista è affidato a qualcosa di diverso: a presentarsi in numeri spettacolari davanti al pubblico sono infatti… le parole.
Le parole, le frasi e le forme della lingua italiana abbandonano per una sera i loro proprietari umani e prendono corpo, presenza e voce. Lo spettacolo alterna invenzioni e giochi scenici di alto virtuosismo, in cui il linguaggio si trasforma in materia viva: un punto di domanda sulla groppa di sei cavalli lipizzani, un sillogismo che volteggia appeso ad un trapezio, una gara di lipogrammi tra retorica e poesia, i trasformismi di un anagramma vestito da clown, un sinonimo che cammina senza rete su una fune sospesa. Ogni artista, quindi, non rappresenta soltanto un effetto o un effetto scenico, ma rivela davanti agli spettatori le proprie gioie, i propri tormenti e i propri dubbi.
Alla fine dello spettacolo, fuori dal tendone, gli esseri umani potranno riprendersi le loro parole. Tuttavia non è detto che tutte vogliano tornare nelle menti da cui sono state sottratte. Alcune potrebbero scegliere di seguire per sempre la carovana del circo. E quelle che ritorneranno a casa con i loro proprietari non saranno, probabilmente, le stesse di prima: chiederanno di essere indipendenti ed emancipate, di non rispettare canoni e regole, di rifiutare i luoghi comuni e le frasi fatte, rivendicando in definitiva la possibilità di riconquistare una libertà nuova.
ll regista Alessio Pizzech coltiva da anni un interesse profondo per la produzione teatrale e operistica contemporanea, intesa come laboratorio di linguaggi, temi e forme capace di dialogare con il presente senza rinunciare alla forza del racconto in scena. La sua attività, che spazia dalla prosa alla lirica e comprende oltre 150 allestimenti, si è progressivamente intensificata sul versante dell’opera contemporanea, con nuove regie che affrontano soggetti e scritture attuali riconosciute come eccellenze nel panorama italiano.
Nel 2024 e nel 2025, Pizzech ha diretto allestimenti come Butterfly Equation di Thomas Cornelius Desi e Nanof di Antonio Agostini, affiancando inoltre un lavoro specifico di formazione con giovani interpreti per la regia di La Bohèmenell’ambito del Norma Fantini Opera Contest. Questa traiettoria si inserisce in un approccio registico flessibile e rigoroso, orientato a dare corpo scenico all’energia del contemporaneo e a valorizzare, attraverso la regia, la relazione tra musica, testo e attualità culturale e impegno civile.
In questa direzione vanno in particolare gli spettacoli Le imperdonabili, azione scenica con le musiche di Silvia Colasanti per voce narrante, quartetto d’archi, quartetto vocale femminile e percussioni, debuttato al Teatro Sperimentale di Ancona nel gennaio 2017. Di poco precedenti, hanno riscosso grande visibilità e plauso di pubblico Per non morire di mafiae Dopo il silenzio, tratte dai libri di Piero Grasso; Il Viaggio di Roberto di Paolo Marzocchi su libretto di Guido Barbieri, in scena al Teatro Dante Alighieri di Ravenna, al Teatro Pavarotti di Modena e al Teatro Municipale di Piacenza, ripreso nel 2017 in un nuovo allestimento all’Opera di Firenze e nel 2018 al Teatro Comunale di Ferrara.
Nell’ambito della prosa, sua è anche la prima regia di Un sogno a Istanbul, spettacolo che nasce dal testo di Paolo Rumiz La cotogna di Istanbul, narrazione moderna di una passione antica, debuttato al Campagna Teatro Festival nel 2023.
“Stare nel contemporaneo significa per me, come regista, ripensare un modello produttivo racconta Alessio Pizzech.Significa entrare in un processo creativo che ridiscute la materia sia testuale che musicale come un organismo da scrivere per la prima volta, una sorta do privilegio come sei miei occhi per la prima volta scoprissero una verità, una nuova formula, una nuova molecola che comporra’ l'universo della bellezza. Un privilegio assoluto”.
Nelle sue note di regia allo spettacolo, Pizzech racconta: “Magic Words Circus è un’opera davvero sui generis, perché trasforma il circo in un’idea di linguaggio in movimento. In questa pista non si esibiscono giocolieri o trapezisti: si presentano figure retoriche e poetiche, elementi della lingua come similitudine, punto esclamativo, retorica o endecasillabi, che rivendicano non un ruolo decorativo ma una vera presenza in scena.
È una sfida dare vita corporea a ciò che normalmente consideriamo strumenti del nostro vivere: parole e strutture diventano interpreti, e a loro volta rivelano un vissuto. Mi invita allo stupore il gesto del presentatore/ direttore del chapiteau: quasi a ritrovare l’incanto bambino della prima parola pronunciata, del primo pensiero elaborato.
Sono felice di tornare, dopo un po’ di anni, a creare uno spettacolo per Luglio Trapanese e ringrazio Walter Roccaro per l’invito: un legame con il territorio e con una tradizione di progetti dedicati alla diffusione teatrale nelle scuole. Tornare in questa occasione significa anche contribuire a valorizzare opere contemporanee, in un tempo in cui il linguaggio rischia di ridursi a messaggi, emoji e formule immediate.
Proprio per questo, qui il linguaggio torna ad essere un atto vivo: comunicazione, socialità, umanità. È come tornare a guardare il tendone e a immaginare un circo personale: da bambino volevo dirigere un circo, inventavo numeri e li presentavo io. Era la mia prima forma di rappresentazione: l’arte della parola. E oggi, con la musica di Orazio Sciortino e la fantasia del libretto di Guido Barbieri, ritrovo quel piacere — per davvero — di parlare con una forma che non solo intrattiene, ma costruisce il mondo.”