“È iniziato con le parole, con l’odio, con l’indifferenza. È iniziato quando qualcuno ha smesso di vedere l’altro come una persona. E questo ci riguarda ancora oggi”. È questo un passo del suggestivo pensiero scritto da Cassandra C., studentessa tredicenne dell’Istituto comprensivo “Giuseppe Pagoto” di Erice, presentato in occasione della commemorazione tenuta oggi nel salone di rappresentanza della Prefettura di Trapani, nel Giorno della Memoria, per ricordare le vittime innocenti dell’Olocausto e delle persecuzioni nazifasciste.
Il contenuto della lettera è statp pubblicato sulla pagina social del Comune di Trapani, con l’invito da parte del sindaco Giacomo Tranchida “a leggerla con attenzione perché, come dice Cassandra, ‘ricordare è scegliere, ogni giorno, da che parte stare”.
Di seguito, il pensiero della studentessa.
“Buongiorno, mi chiamo Cassandra e ho 13 anni. Oggi sono qui non solo come studentessa, ma come ragazza che appartiene a una generazione che non ha vissuto la Shoah, ma che ha il dovere di ricordarla.
Il 27 gennaio non è una data come le altre. È il giorno in cui furono aperti i cancelli di Auschwitz, ma soprattutto è il giorno in cui noi scegliamo di non dimenticare. Perché dimenticare sarebbe come lasciare che quelle porte si richiudano, questa volta nel silenzio.
Quando studiamo la Shoah sui libri, leggiamo numeri enormi: sei milioni di ebrei uccisi, insieme a rom, disabili, oppositori politici, omosessuali. Ma dietro quei numeri c'erano persone vere: bambini che avevano la mia età, che andavano a scuola, che avevano sogni semplici, come crescere, giocare, diventare grandi. A loro tutto questo è stato tolto solo perché considerati "diversi".
La cosa che più mi colpisce è che tutto questo non è iniziato con i campi di sterminio.
È iniziato con le parole, con l'odio, con l'indifferenza. È iniziato quando qualcuno ha smesso di vedere l'altro come una persona.
E questo ci riguarda ancora oggi.
Viviamo in un tempo in cui l’odio corre veloce, soprattutto sui social, dove basta un commento o un messaggio per ferire, escludere, umiliare. In un tempo in cui sentiamo parlare di guerre, di persone costrette a scappare dalle loro case, di discriminazione su base religiosa, etnica o di appartenenza ad una nazione. Anche oggi, troppo spesso, qualcuno viene giudicato per ciò che è e non per ciò che fa.
Per questo la Memoria non riguarda solo il passato. Riguarda il presente e il futuro.
Riguarda noi ragazzi, quando scegliamo se ridere di una battuta offensiva o fermarci, se escludere qualcuno o tendergli una mano, se restare in silenzio o avere il coraggio di dire "non è giusto".
Essere qui oggi, in un luogo così importante come la Prefettura, significa assumersi una responsabilità: quella di trasformare il ricordo in impegno.
Impegno a non voltarsi dall’altra parte.
Impegno a riconoscere i segnali dell'odio prima che diventino violenza.
Impegno a difendere la dignità umana, sempre.
Noi giovani non abbiamo vissuto quell'orrore, ma possiamo far vivere la Memoria.
Ogni volta che scegliamo il rispetto al posto dell'odio, la memoria continua.
Ogni volta che difendiamo qualcuno che viene preso di mira, la memoria continua.
Ogni volta che costruiamo ponti invece di muri, la memoria continua.
Ricordare non è solo guardare indietro.
Ricordare è scegliere, ogni giorno, da che parte stare”.