Dopo la pandemia, è tempo di tornare a sperare?

Nuovo articolo a cura degli studenti del "Rosina Salvo"

Emanuele
Emanuele Barbara
17 Aprile 2021 13:20
Dopo la pandemia, è tempo di tornare a sperare?

C’è chi ha chiuso la propria attività e non l’ha più riaperta, chi è stato travolto dalle difficoltà economiche e chi ha perso i propri cari: in questi mesi l’emergenza da Coronavirus ha delineato una situazione critica, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche economico e sociale, comportando precarie condizioni di lavoro e la conseguente crisi di moltissimi settori. Si stima infatti che la pandemia da Covid-19 abbia dato vita ad una delle peggiori crisi economiche dal 1870, portando con sé un drammatico aumento dei livelli di povertà.

Questa crisi inoltre si sovrappone a quella iniziata nel 2008 durante la quale sono state applicate delle misure restrittive che hanno fortemente indebolito il sistema economico nazionale, arrivato già molto debole di fronte alla crisi pandemica del 2020. Inoltre vi è stato un impoverimento delle famiglie che a causa di questa situazione hanno perso il lavoro, infatti il ceto medio, vera e propria locomotiva dello sviluppo industriale italiano, è sempre più povero e timoroso. Ciò ha portato i governi dei principali paesi ad approvare numerose misure di sostegno alle famiglie e alle imprese, che tuttavia non hanno impedito di avere delle conseguenze devastanti in termini di disoccupazione e chiusura di numerose imprese e attività.

Si pensa che quasi 90 milioni di persone potrebbero scendere sotto la soglia di deprivazione estrema quest’anno, cancellando tutti i progressi fatti negli anni precedenti per ridurre le disuguaglianze e la povertà e che il tasso di disoccupazione possa rimanere ad un livello elevato per un certo periodo di tempo. Per molti lavoratori è probabile che rimanga difficile trovare un lavoro. Nel campo del lavoro a subire la crisi sono principalmente il settore dei viaggi, dell’ospitalità e del trasporto, seguiti da quello dell’edilizia, delle spedizioni e in particolar modo quello della ristorazione.

Oltre alla crisi economica negli ultimi mesi abbiamo assistito anche ad una crisi di governo. Le crisi di governo extraparlamentari nascono in seguito ad una crisi all’interno della coalizione di maggioranza che sostiene il governo, e senza voto da parte del Parlamento. In questo caso, il Presidente del Consiglio solitamente rassegna le proprie dimissioni in maniera spontanea, senza aver ricevuto un voto di sfiducia. È la situazione in cui ci siamo ritrovati quando Matteo Renzi ha causato il logoramento del Governo Conte, con l’obiettivo di promuovere magari un nuovo primo ministro, con un politico di lungo corso, navigato ed esperto, cresciuto nella scuola politica della democrazia cristiana.

Oggi, nel programma di Draghi, un punto fermo pare essere quello dell’aumento della spesa pubblica a sostegno della sanità, invece per quanto riguarda il lavoro dovrebbe essere incentrato su degli incentivi che dovranno essere finalizzati “a creare nuovi lavori e non a salvare i vecchi”. Sostegno anche alle banche e più investimenti pubblici. Nel mondo delle imprese è atteso un giro di vite per le cosiddette aziende “zombie”, ovvero destinate a fallire e tenute in vita soltanto attraverso aiuti esterni, mentre il sostegno pubblico alle aziende dovrebbe essere mantenuto.

Sul fronte della pandemia la volontà è quella di accelerare sul piano vaccinale, finora rallentato da tagli e ritardi nelle consegne, con l’obiettivo di raggiungere al più presto l’immunità di gregge per tornare a una effettiva normalità. Quindi, in conclusione, non ci resta che sperare che la situazione ritorni al più presto alla normalità e che si lavori di squadra per il bene dei cittadini.

Elena Cusenza

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