Coppia cinese bloccata con 5 milioni di euro all’Aeroporto di Palermo. Esiste una rete clandestina di commercianti cinesi sull’Isola?

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
24 Settembre 2018 15:45
Coppia cinese bloccata con 5 milioni di euro all’Aeroporto di Palermo. Esiste una rete clandestina di commercianti cinesi sull’Isola?

Effettuavano periodicamente viaggi in partenza dall'aeroporto “Falcone-Borsellino” di Punta Raisi (Palermo), nascondendo addosso e nei bagagli ingenti quantità di denaro liquido. Protagonisti della vicenda una coppia di coniugi di nazionalità cinese, operanti nel settore del commercio all’ingrosso di calzature e abbigliamento per cui è stato disposto sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. L'operazione, messa a segno dai finanzieri del Gruppo di Palermo, scaturisce dai quotidiani controlli in materia di valuta effettuati presso lo scalo palermitano. I controlli eseguiti hanno permesso di dimostrare come il nucleo familiare abbia occultato, in occasione di viaggi nazionali e, in alcuni casi, verso la Cina, denaro contante per un valore di oltre 100.000 euro.

Dalle analisi effetuate dalle Fiamme Gialle, la famiglia ha sottratto a tassazione redditi circa 10 milioni di euro, a partire dal 2013. Sono state inoltre ricostruite circa 2mila transazioni economiche effettuate con denaro contante, per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro, con la conseguente contestazione di violazioni fino a circa 1 milione e 200 mila euro per il superamento dei limiti di legge all’utilizzo di denaro contante. Denunciati anche cinque membri della famiglia per evasione fiscale, autoriciclaggio, riciclaggio di valuta, contraffazione e ricettazione di prodotti. La vicenda ovviamente rimanda a diversi interrogativi circa la rete dei negozi cinesi sparsi in tutta l'Isola ( e la penisola).

Chissà che questa rete non abbia un unico centro committente ove vengono raccolte informazioni e che permetta anche il passaggio informale di denaro. Altro interrogativo è relativo alla grande liquidità degli imprenditori e titolari dei bazar cinesi cosa che che permette loro di potere acquistare a prezzi alti immobili e altro. Di recente in provincia di Trapani, a Castelvetrano per l'esattezza, la Guardia di Finanza ha scoperto tutto un giro di tasse non pagate da parte di un grande magazzino"cinese": 1,4 milioni di euro.

L’imprenditore, denunciato e sottoposto ad sequestro preventivo di beni per 1,4 milioni di euro, si è avvalso di un collaudato sistema di frode fiscale connesso all’utilizzazione di numerosissime fatture per operazioni inesistenti emesse da 31 imprese “fantasma” aventi sedi dichiarate nei principali poli commerciali italiani, tra cui Roma, Milano, Napoli, Venezia e Prato. In “nero” anche la manodopera. All’interno dell’area commerciale di oltre 2.100 metri quadrati, infatti, i finanzieri, all’atto dell’inizio della verifica fiscale, avevano individuato 4 commessi privi di qualsivoglia contratto di lavoro, mentre altri 7 ne erano stati scoperti in precedenti controlli ispettivi.

In tutto sono 32 le persone denunciate a vario titolo per emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture “false”, omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali obbligatorie ai fini dell’IVA e delle imposte sui redditi. Tra i beni sottoposti a sequestro dai finanzieri vi è la stessa azienda, la cui gestione era stata formalmente affidata ai familiari del principale indagato per mezzo di una società a responsabilità limitata.

Le quote sociali di quest’ultima e l’intero compendio aziendale saranno invece ora gestiti da un amministratore giudiziario.

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