Inizia oggi pomeriggio, dinanzi al Tribunale di Trapani, il processo scaturito dalla complessa indagine denominata “Aquila”, filone principale di un’indagine avviata circa sette anni fa dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Alcamo.
A partire dalle 14.30, ventidue imputati compariranno davanti ai giudici per rispondere, a vario titolo, di accuse pesantissime che vanno dall'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti al porto abusivo di armi, fino ad episodi di minacce ed estorsione. Il procedimento odierno riguarda coloro che hanno scelto di affrontare il rito ordinario, dopo il rinvio a giudizio lo scorso settembre di un gruppo composto inizialmente da ventotto persone.
L'inchiesta avrebbe svelato un fitto intreccio criminale radicato nel territorio alcamese ma con ramificazioni a Partinico, Palermo, Gibellina, Trappeto e Borgetto. Le indagini, in particolare, avrebbero documentato come la cocaina, acquistata principalmente sulle piazze di Palermo e Partinico, venisse poi rivenduta a circa 70 euro a dose ad Alcamo e nei comuni limitrofi di Castellammare del Golfo e Balestrate. Un giro d'affari florido e spregiudicato sarebbe stato realizzato in magazzini periferici e sale giochi, luoghi dove lo scambio di droga sarebbe stato documento dagli investigatori con intercettazioni video e ambientali.
Tra i nomi che figurano nel registro degli imputati spicca quello di Michele Casarrubia, già condannato a marzo dell’’anno scorso a vent'anni di reclusione per legami con il clan mafioso dei Vitale di Partinico. Accanto a lui, alla sbarra numerosi cittadini alcamesi, la maggior parte dei quali a piede libero, tra cui Enzo e Davide Amato, Carmela Di Franco, Giuseppe Giorlando, Fabio Provenzano, Anna Maria Ingrao, i due Francesco Camarda (rispettivamente classe '78 e '85), Giuseppe e Ivan Cataldo, Alexsandro Abbes, Diego Accardo, Giuseppe Amico, Maria Ancona, Leonardo Conticelli, Alessia e Giuseppe Manlio D'Angelo, Michele D’Arpa, Salvatore Ferrara, Maria Luisa Gaeta, Antonino Ienna, Leonardo Lo Baido, Ahmedamin Majoub, Paolo Mannina e Fabio Musso.
I contorni dell'operazione "Aquila" appaiono inquietanti per la spregiudicatezza dei metodi utilizzati. Gli inquirenti hanno documentato sessioni di addestramento al fuoco, con indagati intercettati mentre sparavano contro i cartelli stradali lungo la Statale 113 utilizzando una pistola Browning calibro 7,65.
Oltre alle armi, emergerebbe un quadro di violenza sociale legata al recupero crediti: genitori e giovani assuntori sarebbero stati minacciati brutalmente quando non riuscivano a saldare i debiti contratti per l'acquisto della cocaina. Tale scenario si riallaccia temporalmente ad altre importanti inchieste del territorio, come l'operazione “Oro Bianco”, confermando una realtà locale segnata da un altissimo consumo di stupefacenti che purtroppo non risparmia nemmeno i quattordicenni, come costantemente monitorato dai dati preoccupanti diffusi dal Ser.D. nelle scuole.