Scandalo referti istologici, concluso l'incidente probatorio: la perizia evidenzia gravi criticità organizzative

I consulenti del gip indicano falle nel monitoraggio e nella gestione del percorso diagnostico

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
04 Giugno 2026 11:37
Scandalo referti istologici, concluso l'incidente probatorio: la perizia evidenzia gravi criticità organizzative

Non un errore isolato, né una semplice emergenza dovuta alla carenza di personale. Dalle oltre 500 pagine della perizia depositata nell'ambito dell'incidente probatorio sullo scandalo dei referti istologici dell'Asp di Trapani emerge un quadro molto più complesso, fatto di ritardi accumulati nel tempo, segnalazioni rimaste senza risposte adeguate, carenze organizzative e una catena di controlli che, secondo i consulenti nominati dal gip Massimo Corleo,  non ha funzionato come avrebbe dovuto.

Con la chiusura dell'incidente probatorio si apre ora una fase decisiva dell'inchiesta della Procura di Trapani, che dovrà valutare il contenuto della relazione firmata dagli specialisti Paolo Procaccianti, Ivo Nardini, Lorenzo Livi e Luca Miele e decidere come procedere nei confronti dei 19 indagati tra medici, infermieri e operatori sanitari degli ospedali di Trapani e Castelvetrano.

L'indagine è nata dalla denuncia della docente di Mazara del Vallo Maria Cristina Gallo, diventata il volto simbolo della vicenda. Per ottenere il risultato del proprio esame istologico attese circa otto mesi. Una storia che si sarebbe poi rivelata tutt'altro che isolata. Gli accertamenti hanno infatti fatto emergere migliaia di esami accumulati e refertati con ritardi enormi, in alcuni casi incompatibili con la necessità di garantire ai pazienti una diagnosi tempestiva e il conseguente accesso alle cure.

Ma uno degli aspetti più significativi che emergono dalla perizia riguarda proprio le cause di quanto accaduto. I consulenti hanno ricostruito l'organizzazione delle unità di Anatomia patologica di Trapani e Castelvetrano, analizzando funzioni, responsabilità, organici e flussi di lavoro. Dall'esame degli atti risulta che le criticità erano note da tempo e che il problema dei ritardi era stato segnalato ben prima che il caso esplodesse pubblicamente.

Secondo i periti, la questione non può essere letta esclusivamente come conseguenza dell'insufficienza di personale. Pur riconoscendo le difficoltà operative dei servizi coinvolti, gli esperti evidenziano infatti una serie di problemi organizzativi che avrebbero contribuito in modo determinante all'accumulo degli esami e al progressivo allungamento dei tempi di refertazione.

Uno dei punti più delicati riguarda il sistema di monitoraggio. Dalla ricostruzione effettuata dai consulenti emerge la mancanza di strumenti efficaci capaci di segnalare tempestivamente l'esistenza di arretrati così consistenti e di impedire che il fenomeno assumesse dimensioni emergenziali. In altre parole, il problema non sarebbe stato soltanto il ritardo nella lavorazione dei campioni, ma anche l'assenza di un controllo costante sull'intero percorso diagnostico.

La perizia richiama inoltre il tema della comunicazione tra i diversi livelli della struttura sanitaria. I consulenti sottolineano come la gestione del paziente non possa esaurirsi nel momento dell'intervento chirurgico o del prelievo del campione biologico. Al contrario, il percorso assistenziale deve proseguire fino alla definizione diagnostica e all'eventuale avvio delle cure. È proprio in questo passaggio che gli esperti individuano una delle principali criticità emerse dall'indagine.

Particolarmente rilevante appare poi il passaggio sulle responsabilità. Dalle valutazioni contenute nella relazione non emerge una attribuzione automatica e indistinta di colpe a tutti gli attuali indagati. Al contrario, i periti hanno analizzato singolarmente ruoli, competenze e margini decisionali, evidenziando come alcune funzioni fossero concretamente governabili dai soggetti coinvolti mentre altre dipendessero da scelte organizzative di livello superiore.

È un aspetto che potrebbe incidere in maniera significativa sulle prossime decisioni della Procura. Secondo quanto trapela dagli ambienti giudiziari, infatti, non si esclude che alcune posizioni possano essere rivalutate o ridimensionate. Parallelamente, le considerazioni contenute nella perizia sembrano lasciare aperta la questione di eventuali responsabilità ulteriori rispetto a quelle già contestate.

Per questo motivo, nonostante la chiusura dell'incidente probatorio, l'inchiesta appare tutt'altro che conclusa. Il materiale raccolto dai consulenti offre infatti una ricostruzione dettagliata non soltanto dei ritardi nei referti, ma anche del funzionamento dell'intero sistema che avrebbe consentito l'accumularsi di migliaia di esami senza che venissero adottate misure sufficienti a riportare la situazione sotto controllo.

Adesso gli atti torneranno sul tavolo del pubblico ministero Antonella Trainito. La richiesta di rinvio a giudizio, attesa nei prossimi mesi, rappresenterà il primo banco di prova delle conclusioni contenute nella perizia. 

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