Saline di Trapani e Paceco, presentato esposto sulla gestione

Chieste verifiche su incarichi, fondi e ambiente

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
01 Aprile 2026 09:31
Saline di Trapani e Paceco, presentato esposto sulla gestione

Un esposto formale, indirizzato a istituzioni locali, regionali e alla magistratura, riaccende i riflettori sulla gestione della Riserva naturale delle Saline di Trapani, Paceco e Misiliscemi. Si tratta di un documento articolato che solleva dubbi rilevanti, parlando apertamente di possibili profili di illegittimità, carenze amministrative e mancato rispetto degli obblighi previsti dalle convenzioni.

A firmarlo è Stefano Ruggirello, già vicesindaco e consigliere comunale di Paceco. L’atto si configura come una richiesta di verifica a più livelli - amministrativo, ambientale e contabile - e coinvolge un ampio numero di destinatari. L’istanza è stata infatti trasmessa a sindaci, Prefettura, Procura della Repubblica, Corte dei Conti, assessorato regionale all’Ambiente e ordini professionali, oltre che ad alcune tra le principali associazioni ambientaliste come Legambiente, LIPU, Italia Nostra e FAI. L’obiettivo è chiaro: sollecitare controlli sulla legittimità degli atti e sulla gestione complessiva della Riserva.

Tra i punti più delicati emerge quello relativo ai requisiti professionali della direzione. Nell’esposto si chiede di verificare se il direttore in carica sia in possesso dei titoli richiesti dalla normativa regionale, come lauree in ambito biologico, ambientale, forestale o agrario. In assenza di tali requisiti, si ipotizza addirittura la nullità degli atti adottati. A questo si aggiunge un problema di trasparenza: viene infatti segnalata la mancata pubblicazione dei curricula nei portali istituzionali, in contrasto con le norme vigenti.

Un altro capitolo riguarda la gestione delle risorse pubbliche e del personale. Si chiede una verifica sulla pianta organica dell’ente gestore dal 1994 a oggi, oltre che sulla reale presenza del personale dichiarato ai fini dell’ottenimento di contributi pubblici. Eventuali discrepanze, secondo quanto evidenziato, potrebbero configurare violazioni dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione.

L’esposto punta poi l’attenzione sulle proroghe “sine die” dell’affidamento della gestione, che secondo il documento sarebbero prive di una scadenza certa e potenzialmente in contrasto con il Codice degli Appalti. Una situazione definita anacronistica, soprattutto alla luce del dibattito in corso presso la Regione Siciliana, dove si starebbe valutando una riforma per riportare la gestione delle aree protette sotto enti pubblici.

Tra le contestazioni più rilevanti figura anche la presunta violazione della convenzione unica. In particolare, viene segnalata la mancata attivazione del tavolo tecnico permanente e l’assenza di procedure per il riconoscimento degli indennizzi ai cittadini penalizzati dai vincoli imposti dalla riserva, un tema che tocca direttamente il delicato equilibrio tra tutela ambientale e diritti dei residenti.

Nel mirino finisce anche il ruolo del Comune, accusato di recepire i pareri dell’ente gestore senza una valutazione autonoma da parte della Commissione ambiente, una prassi che, secondo l’esposto, potrebbe esporre l’ente a possibili responsabilità risarcitorie.

Non mancano infine le segnalazioni di natura ambientale, con la richiesta di verifiche urgenti sulla regolarità degli scarichi reflui in due siti operativi particolarmente sensibili: il centro visite “Mulino Maria Stella” e la sede di Nubia, entrambi all’interno dell’area protetta.

Nelle ultime pagine il tono del documento cambia, assumendo una dimensione più politica. L’esposto diventa un appello alla responsabilità delle istituzioni, con riferimento a cittadini che da anni subiscono vincoli senza adeguate compensazioni e a una gestione percepita come poco equa. Viene posta anche una domanda diretta: quante pratiche di indennizzo sono state effettivamente avviate in oltre trent’anni?

Il documento si conclude con la richiesta di audizioni, verifiche ispettive e interventi urgenti, lasciando intendere che, in caso di mancata risposta, potrebbero essere intraprese ulteriori iniziative. Ora la questione passa agli enti destinatari e alla politica, chiamata a intervenire su uno dei territori simbolo della provincia: le saline, patrimonio naturale di grande valore e, oggi, anche al centro di un acceso confronto istituzionale.

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