Tre agenti della Polizia Penitenziaria intossicati dal fumo, sono il bilancio dell’ennesimo episodio di insofferenza registrato nella casa circondariale di Trapani: un detenuto sottoposto al regime di sorveglianza particolare (14-bis) avrebbe appiccato un incendio all'interno della propria cella, dando fuoco al proprio materasso, con l’obiettivo – a quanto sembra – di forzare l’amministrazione penitenziaria a disporre il suo trasferimento in un’altra struttura.
L’episodio è avvenuto stamattina, nel reparto Tirreno del “Pietro Cerulli”, che in pochi minuti è stato invaso da una nube nera e densa che, soprattutto all’interno della cella incendiata, ha reso l'aria irrespirabile e azzerato quasi totalmente la visibilità.
In queste condizioni, il personale di Polizia Penitenziaria in servizio è subito intervenuto per fronteggiare la situazione: tre agenti sono entrati nella cella satura di fumo e sono riusciti, prima a portare in salvo il detenuto che rischiava di morire asfissiato, poi a domare le fiamme prima che l’incendio si propagasse.
Al termine dell’operazione, per i tre poliziotti si è resa necessaria l’assistenza sanitaria; sono stati quindi trasportati d’urgenza al Pronto Soccorso dell’ospedale di Trapani. Attualmente si trovano sotto osservazione, sottoposti a cicli di ossigenoterapia per contrastare gli effetti dell’inalazione dei fumi.
L’episodio è stato stigmatizzato dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) e dalla Confederazione Sindacati Penitenziari (CONSIPE), esprimendo solidarietà ai tre agenti. Queste e anche altre sigle sindacali di categoria, già da tempo denunciano le carenze strutturali e di organico nelle carceri siciliane, che minano la sicurezza e determinano difficoltà nella gestione dei detenuti problematici.