​Carcere di Trapani. Detenuto appicca incendio in cella, intossicati tre agenti intervenuti

L’uomo avrebbe dato fuoco al materasso per ottenere il trasferimento in altra struttura

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
04 Gennaio 2026 18:14
​Carcere di Trapani. Detenuto appicca incendio in cella, intossicati tre agenti intervenuti

Tre agenti della Polizia Penitenziaria intossicati dal fumo, sono il bilancio dell’ennesimo episodio di insofferenza registrato nella casa circondariale di Trapani: un detenuto sottoposto al regime di sorveglianza particolare (14-bis) avrebbe appiccato un incendio all'interno della propria cella, dando fuoco al proprio materasso, con l’obiettivo – a quanto sembra – di forzare l’amministrazione penitenziaria a disporre il suo trasferimento in un’altra struttura.

L’episodio è avvenuto stamattina, nel reparto Tirreno del “Pietro Cerulli”, che in pochi minuti è stato invaso da una nube nera e densa che, soprattutto all’interno della cella incendiata, ha reso l'aria irrespirabile e azzerato quasi totalmente la visibilità.

In queste condizioni, il personale di Polizia Penitenziaria in servizio è subito intervenuto per fronteggiare la situazione: tre agenti sono entrati nella cella satura di fumo e sono riusciti, prima a portare in salvo il detenuto che rischiava di morire asfissiato, poi a domare le fiamme prima che l’incendio si propagasse.

Al termine dell’operazione, per i tre poliziotti si è resa necessaria l’assistenza sanitaria; sono stati quindi trasportati d’urgenza al Pronto Soccorso dell’ospedale di Trapani. Attualmente si trovano sotto osservazione, sottoposti a cicli di ossigenoterapia per contrastare gli effetti dell’inalazione dei fumi.

L’episodio è stato stigmatizzato dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) e dalla Confederazione Sindacati Penitenziari (CONSIPE), esprimendo solidarietà ai tre agenti. Queste e anche altre sigle sindacali di categoria, già da tempo denunciano le carenze strutturali e di organico nelle carceri siciliane, che minano la sicurezza e determinano difficoltà nella gestione dei detenuti problematici.

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