Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del presidente del Libero Consorzio Comunale, Salvatore Quinci, nel giorno del 46esimo anniversario dell’omicidio del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella.
"Commemorare il Presidente Piersanti Mattarella è un atto di memoria ma è soprattutto un atto di responsabilità. Le sue parole, le sue scelte, continuano a tracciare un solco, ad indicare un percorso di cambiamento e di affermazione dei valori democratici che va seguito con rispetto, per la sua tragica fine, e con attenzione, perché rimane attuale e di prospettiva. Deve interrogarci profondamente, in particolare, il suo approccio culturale all'acquisizione ed alla gestione del potere per incidere sulla realtà sociale.
Non legato alle prove di forza, all'arbitrio, alla sopraffazione, ma espressione autentica di un servizio alla comunità per la realizzazione di principi ed obiettivi ideali e politici. Sottolineava infatti che il problema non era quello di acquisire, di occupare o magari di prenotare posizioni di potere, ma di esercitarlo con coerenza e correttezza. Chi ha responsabilità di governo, a tutti i livelli, non può che essere in linea con lo spirito costruttivo del messaggio di Mattarella. Non può che legarlo e collegarlo agli atti che compie nell'interesse pubblico.
C'è un ulteriore elemento di riflessione che rimanda alle sue idee sullo sviluppo del Sud. Anche in questo caso ha indicato un percorso da seguire che si confronta, ancora oggi, con le soluzioni per far crescere il tessuto socio-economico dei nostri territori. Poneva la necessità di un'azione congiunta, di una forza di pressione del Sud per controbilanciare le spinte centrifughe di un Nord sicuramente più forte ed attrezzato. Quella politica di lobbyng che dobbiamo imparare a costruire dal basso, fatta di proposte concrete, di ricerca di finanziamenti sicuri, di reale unità, di strategie innovative.
Una politica che chiede il suo spazio e rivendica la sua dignità senza contrapporla agli interessi altrui. Nessuna contrapposizione, per essere chiari, ma la necessaria garanzia di poter avere un ruolo ed anche di poter competere ad armi pari. Mattarella poneva un problema. Rilevava e sottolineava i progressi del Sud, del Mezzogiorno, ma al tempo stesso ne denunciava un limite: gli squilibri. Alcuni sono storici, altri si sono aggiunti negli anni". Sicuramente non sono stati ancora superati.
Una sfida che, a quarantasei anni dall'omicidio dell'ex Presidente, abbiamo il dovere morale, politico e sociale di affrontare e di provare a vincere per trasformare il nostro atto di memoria in una inconfutabile assunzione di responsabilità.