“Una punta di Sal”. Mediterraneo: il colore dei soldi

Accade di tutto e di più in questo mare: commerci più o meno puliti, traffico di migranti e aggressioni ai pescatori

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
16 Maggio 2021 10:13
“Una punta di Sal”. Mediterraneo: il colore dei soldi

La corruzione impera. A tutti i livelli. Uomini e donne, figure e mezze figure, illustri sconosciuti alla ribalta, sono i protagonisti di uno dei mali dei secoli. La tragedia greca ritrae la corruzione come uno degli elementi portanti dei protagonisti. Euripide, Sofocle e Aristofane in particolare. E altrettanto è accaduto nell'antica Roma e basta leggere Cicerone e Virgilio per cogliere questo fenomeno in tutta la sua dimensione. E se vogliamo osservare altre epoche ed altri autori vediamo la corruzione perfino alla corte di re Artù e poi nell'Eneide di Virgilio. Ieri come ora. Fatti che sono accaduti sulla terraferma e in mare, in qualsiasi latitudine.

Oggi, per esempio, quello che accade quotidianamente nel Mediterraneo non lo sappiamo, navi grandi e piccole salpano da porti italiani e frontalieri, si incrociano con altri mercantili o con barchette veloci, si dice che il danaro passi di mano di notte e di giorno, si racconta di uomini di mare che lasciano la costa con in tasca il denaro pronti ad offrirlo, alla bisogna, a qualche militare per essere lasciato in pace. Accade di tutto e di più in questo mare, una volta mare di pace, ora di commerci più o meno puliti, strada per i carichi di droga provenienti da diverse parti del mondo (in foto copertina un pacco di droga rinvenuto dai carabinieri sulla spiaggia di Marsala lo scorso gennaio), mare di migranti e di scafisti e di morti ed anche di guerriglia contro inermi pescatori di Mazara del Vallo, inseguiti anche a pietrate dai turchi o mitragliati dal libici.

Corruzione a tutto spiano, uomini bianchi e neri uniti nel colore dei soldi, dollari ed euro, principalmente. “I soldi vinti hanno un gusto doppio di quelli guadagnati”. E’ una frase celebre proferita da Eddie Felson (Paul Newman) nel film di Martin Scorzese “Il colore dei soldi”. Quelli indebitamente sottratti all’erario poi, quelli di illecita provenienza a qualsiasi titolo arraffati – pizzo, tangenti, prebende, note spese gonfiate – hanno il più alto riconoscimento nelle classifiche dei corrotti e dei corruttori.

Sciogliamo le briglie della fantasia: invece delle sale da biliardo affollate e fumose del famoso film americano, immaginiamo il magnifico cielo della nostra penisola, respiriamo profondamente e chiudiamo gli occhi. Giriamo questo film? Degli studi non abbiamo bisogno, anzi abbiamo un magnifico, naturale scenario che si apre da nord a sud, da est ad ovest: l’Italia tutta. Gli interpreti? Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, perché i teatri della politica pullulano di primi attori e di comparse, senza distinzione di colore politico e di età: vecchie volpi della prima repubblica, giovani rampanti della seconda, furbetti del quartierino, compagni di merenda, tutti accomunati dallo stesso disegno: la sete, inestinguibile, di denaro da raccattare con le tangenti sugli appalti, con il malaffare, con l’evasione fiscale, con la concussione, con il peculato, addirittura con la collusione mafia-politica.

Altro che “affari” nel Mediterraneo!

Accade così che, dalle Alpi alla Sicilia, l’Italia sia investita da uno tsunami di colossali dimensioni che vanno dalla grande retata dell’Expo di Milano, all’arresto di potenti notabili, ai processi che si stanno celebrando a carico di “uomini innocenti e celesti”, non credo benedetti dal Signore. Ma la musica non cambia se dai potentati si scende ai livelli più bassi: le regioni, i comuni contano indagati a non finire, tutti sereni in attesa dei giudizi che chissà se arriveranno mai a sentenza.

Leggi all’uopo promulgate assicurano la quasi impunità e, coperti da democratico garantismo, continuano a tenere banco. Accade così che vengano consumati asporti di ingenti somme di denaro, con la supina accettazione popolare che, dopo il naturale sbigottimento, getta tutto nel dimenticatoio, consentendo la reiterazione e la legittimazione del malaffare. Rispetto a quanto stiamo vivendo, la tangentopoli di Di Pietro è stata solo una piccola sagra, per lo più lombarda, che ha fatto registrare anche qualche suicidio, probabilmente per un residuo senso dell’onore al quale oggi si sono sostituite la protervia, la sfrontatezza, per i quali il denaro è potere ed onnipotenza.

Intanto la corruzione dilaga, i vicini di casa europei ci guardano sbigottiti e non riescono a rendersi conto del nostro distacco e disinteresse per fatti di assoluta, inequivocabile gravità. Intanto – per ostentata parvenza di democrazia, quella che in nome del garantismo, congela i misfatti – le liste elettorali ripresentano, là dove si è votato, condannati in primo grado, conclamati avventurieri ed aspiranti tali. Scorzese al suo primattore fa dire “qui non si tratta di biliardo, non si tratta di sesso, né si tratta di amore, ma solo di soldi: insomma, il più bravo è solo quello che ha più soldi”.

Salvatore Giacalone

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