La ghigliottina di Trapani

Entrò in funzione durante il regno di Ferdinando II, ma fu usata solamente 4 volte

Pietro
Pietro Vultaggio
05 Dicembre 2021 13:33
La ghigliottina di Trapani

Quelle scale che sanno di ultimo saluto alla vita terrena, prima di raggiungere il boia. Era usanza spettacolarizzare la morte, infatti il ‘taglio della testa’ era assistito da una gremita folla che si riuniva attorno al condannato. Anche Trapani aveva la sua “macchina della morte” portata durante il regno di Ferdinando II di Borbone e fu utilizzata sino agli anni ’60 dell’Ottocento. Veniva custodita presso il locale convento dei Cappuccini e montata in occasione delle esecuzioni, nella località denominata “la testa”, identificabile, secondo alcuni studiosi, alla confluenza tra corso Vittorio Emanuele e Viale Duca d’Aosta (dove adesso sorgono tre grossi alberi, che identificano il luogo di morte sostituito da una rigogliosa vita vegetale).

Le prime decapitazioni vennero eseguite in pubblico, mentre in un secondo tempo furono ammessi al funebre spettacolo solo pochi delegati. Le caratteristiche tecniche fanno supporre che si tratti di un modello antico, forse antecedente al 1792, data in cui lo strumento entrò in funzione nella Repubblica francese. La lama è infatti retta, come nei primi esemplari costruiti dal tedesco Tobias Schmidt, diversamente da quelli successivi che presentavano invece una lama obliqua. Poche sono le notizie in merito alle esecuzioni effettuate: una sarebbe avvenuta nel 1852 a Mazara del Vallo, due nel 1864 a Trapani, una infine, ancora a Trapani, tra il 1865 ed il 1867 in occasione della condanna a morte di due fratelli, nativi di Pantelleria, renitenti alla leva e dediti al brigantaggio.

Poche e sporadiche le notizie su questo triste strumento, ma che attestano un uso sporadico della stessa. Adesso fa “bella mostra di se” al Museo Regionale Pepoli di Trapani.

In evidenza