Emergenza Covid-19, la partita fra Conte e l’Europa: “punt e Mes”?

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
07 Aprile 2020 18:26
Emergenza Covid-19, la partita fra Conte e l’Europa: “punt e Mes”?

“Mes no, eurobond sicuramente sì, sono lo strumento giusto”. Questo è quanto dichiarato ieri sera nel corso di una conferenza stampa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte rispondendo alla domanda di un giornalista. Così il Premier ha voluto fugare i dubbi sollevati negli ultimi giorni circa un possibile “piegamento” del Governo italiano ai “diktat” della Germania & Co. “Il Mes, lo abbiamo ripetuto, è uno strumento assolutamente inadeguato. Gli eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata, all’emergenza che stiamo vivendo.

Su questo io –ha detto Conte- e il ministro Gualtieri siamo d’accordo anche se qualche volta qualche retroscenista mira a raccontare una rappresentazione diversificata delle nostre convinzioni. Aggiungo: quando abbiamo iniziato a discutere a livello europeo di questa direzione, alcuni, non il Ministro Gualtieri, anche nel dibattito, mi hanno suggerito di non fare questa battaglia perché appariva futuribile, avveniristica, non realistica. La verità è che quando si difende il proprio paese non si fanno calcoli.

Io so, lo dico con tutta la prudenza che mi contraddistingue: la storia è con noi. E vedremo alla fine la storia quale piega prenderà”. Prima di andare avanti bisognerebbe spiegare, in maniera semplice ai lettori cosa è il “Mes” e cosa si intende per “Eurobond” Il Mes è il Meccanismo Europeo di Sostenibilità, in base al quale lo Stato che chiede un aiuto finanziario (su fondi che lo Stato stesso ha contribuito a prendere a prestito e versare al Mes) e viene però sottoposto ad una serie di condizionalità e ulteriori controlli di bilancio.

Per Eurobond si intendono titoli di stato comuni tra i paesi dell’eurozona, quindi di nuovo debito pubblico con lo stesso tasso di interesse. Stando alle indiscrezioni lanciate ieri da Milano Finanza, alla vigilia dell’Eurogruppo di oggi Roma avrebbe accettato l’intesa franco-tedesca sull’assistenza finanziaria da concedere agli stati colpiti dall’emergenza Coronavirus. Il MES creerà un’apposita linea di credito nota come “Pandemic Crisis Support Enhanced Conditions Credit Line”, la quale potrà erogare a ciascuno stato fino al 2% del suo pil e tenuto conto delle regole fiscali comunitarie, compresa la flessibilità prevista dal Patto di stabilità.

I prestiti saranno di durata annuale e prorogabili, imponendo il pagamento di interessi molto bassi, pari a 50 punti base fissi più 35 per anno di durata. Ma non si esclude che vengano finanche azzerati per tenere conto delle circostanze avverse, né che la linea di credito stessa venga rafforzata con l’emissione di Social Stability Bonds. In più, la Commissione europea s’impegnerebbe a lavorare su una sorta di “piano Marshall” da 1.500 miliardi. Secondo il quotidiano economico “Investire Oggi” l’Italia non otterrebbe sostanzialmente nulla, se non il ricevimento di un prestito di breve termine, di appena 35 miliardi e che inciderebbe, stando alla media delle stime sul deficit, per appena il 5% dell’intera montagna di debito da emettere quest’anno.

E tra un anno, ci ritroveremmo punto e a capo, dovendo restituire le somme ottenute, per quanto prorogabili. “Gli aiuti del MES restano condizionati. Le condizioni ad essi annessi sarebbero “blande”, ma ciò non toglie che vi siano. E, comunque, verrebbero affievolite proprio per la breve durata dei prestiti erogati. Tra un anno, ammesso che l’Italia voglia allungarne la durata, il MES opporrebbe condizioni più stringenti, in quanto auspicabilmente l’emergenza Coronavirus sarebbe stata superata e questi aiuti non risulterebbero più giustificabili a tassi nulli e senza le dovute garanzie, essendo stati originati proprio per fronteggiare la crisi sanitaria.

Si consideri che se così non fosse, qualsiasi stato dell’Eurozona avrebbe titolo per impugnare il trattamento di favore dinnanzi alla Corte di Giustizia per il contrasto che si avrebbe con il Trattato istitutivo del MES. E l’Olanda ci farebbe più di un pensierino. Infine, il fantomatico piano Marshall. Fumo negli occhi dell’opinione pubblica europea. I 1.500 miliardi da dove arriverebbero, se non sempre dai bilanci degli stati, ossia emettendo debiti nazionali, fatto salvo che ad oggi il Nord Europa si opponga all’emissione di titoli garantiti da tutti gli stati? E quasi certamente non parliamo di cifre reali, ma della solita leva con cui i governi impapocchiano i loro mirabili piani di sostegno all’economia, nascondendo la ristrettezza di risorse liquide impiegate.

I precedenti non ci spingono a considerare degni di nota gli sforzi promessi da Ursula von der Leyen. Vi ricordate i 300 miliardi di investimenti promessi dal predecessore Jean-Claude Juncker? Ebbene, alzi la mano chi ha visto un centesimo”. Allora ci chiediamo: alla fine il Governo Conte accetterà una “non soluzione” come quella che gli propongono la Merkel e “l’inaffidabile Macron” (il presidente francese avrebbe accettato di appoggiare al Germania per non far cadere il suo Paese nelle mai degli speculatori)? Avrà la forza di opporsi insieme ad altri paesi del sud Europa all’asse dei Paesi del Nord Europa? Saprà mettere in discussione gli attuali assett dell’eurozona così tanto difesi  dall’establishment economico italiano? Vi sarà un “baratto” con la Germania & Co.? Aiuti del Mes in cambio dell’ingresso dei tedeschi nel sistema infrastrutturale italiano? Nel frattempo, seppur smentito dal ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, vi sarebbe un “piano tedesco” per Autostrade italiane.

Circola voce infatti che la tedesca Allianz sia pronta a rilevare il 51% della suddetta società, rilevando la quota dagli azionisti di minoranza cinesi e in gran parte dal fondo Atlantia dei Benetton, il quale scenderebbe al 49%. Qualora ciò si concretizzasse non potrebbe significare l’avvio di una “svendita” del Paese? Al contrario, come speriamo, Conte ed il suo establishment politico forzeranno l’Europa che conta consci di giocare una partita finale per il loro futuro politico sapendo di avere l’appoggio non solo del loro elettorato ma anche di quello del centro destra che aspetta al varco il Governo M5S-Pd.

  Francesco Mezzapelle

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