Il ricordo della tragedia del 3 ottobre 2013 a Lampedusa si trasforma in un messaggio di speranza, fraternità e inclusione sociale. A Cornino, frazione balneare di Custonaci, il campo sportivo Rosario Vanella ha ospitato la quarta edizione dell'evento "Lo Sport che unisce", promosso dalla cooperativa sociale Badia Grande in collaborazione con l'ASD Custonaci Calcio e con il patrocinio dell'amministrazione comunale.
La manifestazione ha commemorato le 368 persone, tra cui 11 bambini, che persero la vita nel drammatico naufragio di tredici anni fa. Il presidente dell'ACD Custonaci Calcio, Giacomo Noto, ha messo a disposizione la struttura per accogliere un torneo di calcetto, trasformando la memoria di quella ferita in un momento attivo di comunione. Dopo un minuto di raccoglimento per le vittime del mare, il sindaco di Custonaci, Fabrizio Fonte, insieme all'assessore allo sport Antonino Incammisa, ha dato il simbolico calcio d'inizio.
Tre formazioni, composte da una trentina di ragazzi ospitati nei centri di accoglienza dei centri di Marsala, Vita, Salemi, Custonaci, Alcamo e Paceco del Progetto SAI di Marsala e dai minori del centro Arcobaleno del Fami 24 Welcome di Valderice si sono sfidate sul rettangolo di gioco. I partecipanti, provenienti da Tunisia, Egitto, Guinea, Gambia, Costa d'Avorio, Bangladesh e Burkina Faso, hanno dato vita a tre incontri all'insegna del rispetto. Il torneo, arbitrato da Giuseppe Sinatra, sul piano agonistico ha decretato la vittoria del Centro Casazze di Marsala.
La cerimonia di premiazione ha visto la partecipazione dell'assessore ai servizi sociali Maria Pia Zichichi, della vicepresidente di Badia Grande Greta Margagliotti, della responsabile del Progetto SAI Marsala Anna Maria Ruggirello e della responsabile del FAMI 24 Welcome di Valderice Federica Defendi. Tutti i partecipanti hanno ricevuto una medaglia ricordo.
Al di là del risultato sportivo, la giornata ha vissuto del clima disteso tra ragazzi di diverse nazionalità e operatori delle équipe multidisciplinari di Badia Grande. Nessuno è tornato a casa sconfitto: la condivisione ha dimostrato che l'integrazione reale è possibile quando si mettono al centro solidarietà e umanità.
Poi è arrivato il momento più bello della giornata. Nell'area attrezzata del centro sportivo, davanti a una tavola imbandita, si sono seduti insieme vinti e vincitori. È lì che "Lo Sport che unisce" ha dato la sua prova migliore: un pallone e un piatto condiviso hanno abbattuto ogni barriera, mostrando il vero volto di una società multietnica capace di accogliere, giocare e mangiare assieme, senza mai dimenticare chi quel viaggio non è riuscito a finirlo.
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