A Castelvetrano va in scena la disfatta di Alfano

Redazione Prima Pagina Trapani
Redazione Prima Pagina Trapani
13 Ottobre 2020 10:38
A Castelvetrano va in scena  la disfatta di Alfano

Così accade che, nel 1587, pezzo dopo pezzo, tre tempeste devastarono la Grande y Felicisima Armada, nota anche come Armada Invencible che il cattolicissimo Filippo II, re di Spagna, mise in mare per contrastare l'egemonia commerciale  dell'eretica regina inglese, Elisabetta I. Così ciò che era stato radunato per essere invincibile, causa avversità impreviste e imprevedibili, e causa la sagacia tattica del nemico, cadde però miseramente. Quando penso ad Enzo Alfano penso a Filippo II, con il suo abito monacale, ossessionato dalla fine del mondo, regnante su un regno che non vide mai, estraneo al suo popolo, chiuso in una fortezza, l'Escorial, costruita per coniugare la mistica al potere.

Così, con le debite sproporzioni, Enzo Alfano ê come Filippo II, chiuso e assediato dal suo stesso potere su tutto e su nulla, nel Palazzo cui poteri non totalmente nuovi lo hanno collocato. Sindaco di una Città non sua, lui, agrigentino sin nell'accento, non ha saputo nè parlare al popolo nè parlare ai colonnelli di cui si è circondato.

Virzì, Donâ Delle Rose, Oddo, per citare solo i graduati insigniti del potere politico. Quelli che dovevano redimersi a suon di eventi.  Ma tra i generali di Alfano ci sono anche burocrati incontentabili, o scontentati, o scontenti del poco o molto, contro cui naufragò anche il più sindaco dei sindaci, in passato, figuriamoci il direttore di banca venuto da Sant'Angelo Muxaro, con una moglie artista che posta corsi di yoga a Palermo e convention intellettuali altrove. Perché, in realtà, a Castelvetrano nulla c'è e nulla Alfano è riuscito a far risorgere.

Ci ha provato con i salvatori a cavallo di bianchi destrieri, con accento nordico della laguna, ma quei salvatori hanno salvato loro stessi e si sono dati alla fuga. Ci ha provato aprendo anche a politici che avevano frequentato Forza Italia fino all'altro ieri, ma nessun contributo se non di chiacchiere e di accertamento del nulla ne è venuto fuori. Il potere logora chi non ne ha abbastanza per dirimere questioni. Questioni sorte anche intorno a chi deve correre su una pista. Potere spicciolo.

Ma potete. Fallito anche tutto il vecchio che Alfano ha portato con sé sin dal voto, non restava che l'asse con quel vice sindaco invadente, quello che metteva la fascia troppo spesso e batteva comunicati stampa a sua firma agli stake-holders. Ma Castelvetrano non si è mai sollevata dalla noia e da nulla, e mentre Alfano si chiudeva sempre più all'Escorial, la sua mistica figura a misura di popolo si erodeva senza rimedio. Finite le chiacchiere, la teoria del nemico, il benaltrismo, la fuffa della confusione, lo stipendio politico a chi aveva chiuso il negozio, franato anche il tentativo simpatia di fare il pizzaiolo durante la tragedia del lockdown, pressato ai fianchi da un tarlo esterno, quel Nicola Catania che da Partanna, tramite un condizionamento sempre più marcato sul Parco di Selinunte, ultimamente gli ha anche soffiato sotto in naso il passaggio del Giro d'Italia, alla fine Alfano si è sbriciolato.

Neanche pedalare riesce bene ad Alfano. Oggi con le dimissioni di Oddo e Virzì, si registra a Castelvetrano una debacle come quella dell'armata spagnola che avrebbe dovuto distruggere gli eretici. Ma gli eretici, a Castelvetrano, sono vivi e vegeti e non hanno neanche frignato troppo alla corte di Alfano. Il triste re di Sant'Angelo Muxaro alla fine si è trovato solo. Senza popolo e senza generali. Forse non comprenderà neanche la grandiosità della resa e tirerà dritto senza meta. Forse un folle Pd gli regalerà un soccorso indecente.

O forse qualche altro cane sciolto turbolento degli ultimi i mesi. Indecente pure questo. Sarebbe auspicabile solo una cosa: che il sindaco in consiglio comunale prendesse atto della debacle della sua amministrazione, e rassegnasse le dimissioni, così che l'Armada invincibile possa riposare sul fondo di una Castelvetrano umiliata. Che si torni ad accendere i fuochi di una nuova generazione politica! Non questa. Questa ha perso. E non era neanche nuova.   Giacomo Bonagiuso

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