Istituto Pertini, incontro con un reduce

Redazione Prima Pagina Trapani
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27 Febbraio 2019 20:10
Istituto Pertini, incontro con un reduce

Il valore della testimonianza per ricordare quello che è stato, e che non si deve più ripetere. Uno dei periodi più bui del secolo scorso raccontato dalla viva voce di un testimone, Giuseppe Bevilacqua Così Bevilacqua, reduce della II Guerra mondiale e sopravvissuto ai campi di prigionia nazista, ha incontrato gli studenti dell’Istituto comprensivo Eugenio Pertini di Trapani. Tanti giovani delle classi II e III della scuola secondaria di primo grado, e alcuni delle prime classi, hanno ascoltato, ,dalla voce di un testimone vivente, quello che fu uno dei periodi più drammatici del ventesimo secolo.

Tanti cartelloni di benvenuto, molta gratitudine, e tante domande al termine del suo intervento da parte dei giovani studenti che lo ascoltavano con grande attenzione. La sua esperienza personale è stata quella di un giovane marinaio, partito per la guerra e scampato alla morte in più occasioni, fino alla prigionia in un campo nazista e alla tanto agognata salvezza. Giuseppe Bevilacqua, 95 anni, residente a Marettimo, è noto come «zio Peppe», ed è stato insignito della Medaglia d’Onore, della presidenza del Consiglio dei Ministri, il 25 gennaio, scorso, dal prefetto di Trapani, Darco Pellos e dal sindaco di Favignana Giuseppe Pagoto.

L’alunno Andrea Bucaria, ha recitato la poesia «Se questo è un uomo», di Primo Levi. Subito dopo tutti i ragazzi hanno circondato Bevilacqua, manifestandogli affetto e porgendogli tanto domande, alle quali, l’ex combattente non si è sottratto, invitando tutti alla fede e alla preghiera, per lui salvezza dall’orrore della guerra. «Ho avuto l’onore e il piacere di avere qui con noi il signor Giuseppe Bevilacqua - spiega la dirigente scolastica del Pertini, Maria Laura Lombardo -; coi docenti, ci siamo detti, è vero che noi spieghiamo, studiamo e facciamo approfondimenti, leggiamo libri, ma quando a parlare è una testimonianza vivente, cioè chi ha sentito la paura di una morte incombente, chi ha visto che cosa significa subire una violenza, chi è riuscito a sopportare e a superare tutto questo, ebbene credo che sia la fonte da cui apprendere.

In questo caso Giuseppe è non solo un esempio, ma è la nostra memoria, e grazie a lui e a persone come lui che noi oggi possiamo capire meglio, possiamo scegliere cosa fare quando saremo adulti. Possiamo comprendere il valore della Storia e degli errori degli uomini». Vito Campo

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