Espresso Trapani, l'importanza del ricordo

Oggi ricorre il 31esimo anniversario dalla tragedia dell'affondamento dell'Espresso Trapani.

Maria Chiara
Maria Chiara Conticello
29 Aprile 2021 16:43
Espresso Trapani, l'importanza del ricordo

Primo Levi affermava che non c’è futuro senza memoria. Una citazione, questa, che vale la pena ricordare in una giornata come questa, così importante per la città di Trapani. Perché trentuno anni fa, in una domenica di festa cittadina, succedeva qualcosa di indimenticabile: il naufragio dell’Espresso Trapani.

Quello del 29 aprile 1990 fu il più grande naufragio avvenuto nella nostra città e vide la morte di tredici persone.

Scrivere quello che successe potrebbe risultare limitativo. Ogni trapanese ricorda dov’era in quell’esatto momento e cosa stesse facendo, un po’ come tutto il mondo ricorda il momento dell’11 settembre 2001.

Non scriveremo nemmeno quali furono le cause perché, nonostante siano passati così tanti anni, non sono ancora chiare e forse, purtroppo, non lo saranno mai. Non criticheremo le scelte fatte nei giorni seguenti, quando si aspettarono i sommozzatori da Messina.

Ci limiteremo soltanto a ricordare. Perché, in realtà, adesso è importante non dimenticare. Ed è proprio con questo scopo che amministrazione e familiari delle vittime si sono uniti per creare qualcosa di bello e di importante come la dedicazione di una via in occasione del trentesimo anniversario dal naufragio.

E, a distanza di così tanto tempo, è giusto ricordare chi in quel naufragio morì per salvare i propri passeggeri. Perché il Capitano Bertolino, al contrario di quanto siamo stati abituati negli ultimi anni, non lasciò mai la nave e cercò, con tutte le forze possibili e con l’aiuto dei colleghi, di salvare l’amore della sua vita, presente in quella nave per festeggiare l’ultimo viaggio del marito prima della pensione.

Ed è giusto ricordare chi donò la propria vita per aiutare, in un momento così devastante, gli altri. E vale la pena nominare tutti coloro che rimasero vittime di quel naufragio – oltre al capitano Leonardo Bertolino – : Gaspare Conticello, Ignazio Mauro, Claudio Merlino, Giovanni Maranzano, Antonino e Salvatore Mirabile. I corpi di queste vittime, purtroppo, non furono mai ritrovati. E i parenti, per giorni, rimasero al porto aspettando delle notizie che, invece, non arrivarono mai.

E poi ci sono Rosa Adragna, Francesco Gianquinto, Giuseppe Fonte, Filippo Randazzo, Michele Caruso e Francesco che, al contrario, furono ritrovati e portati in obitorio dove, tra i primi ad accogliere e consolare i parenti, vi fu Monsignor Adragna, che ogni anno ricorda le vittime e il naufragio.

Ma il tempo non cura le ferite e soprattutto non fa dimenticare chi, ancora oggi, soffre pensando a questa giornata.

«Si perse tanto tempo – ha dichiarato un familiare di una vittima – ma in quei giorni avevamo una speranza: quella che, tra i tanti soccorsi, sarebbe arrivato quello giusto pronto a restituire i corpi. Niente di tutto questo purtroppo. Il mio dubbio esiste e ancora ho tante domande ma oggi, per me, è il giorno della memoria ed è importante ritornare a quegli attimi e viverli con la serenità del cuore di aver detto tanto ma non aver mai visto realizzare qualcosa».

Ancora oggi, infatti, il relitto si trova a 112 metri di profondità, lasciando con sé le verità e soprattutto l’affetto che quel padre, quella madre, quel fratello, quella sorella, quel figlio poteva ancora donare.

Il 29 aprile è solo una data di ricorrenza dal quel naufragio. Le vittime dell’Espresso Trapani – come anche quelle della Motonave Maria Stella o Città di Trapani – meritano di essere ricordate ogni giorno da tutti i cittadini, non solo dai familiari. Perché, proprio come diceva Primo Levi, non c’è futuro senza memoria.

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