Trapani, il Distretto Socio Sanitario 50 presenta i risultati del programma "PIPPI"
Trapani, il Distretto Socio Sanitario 50 presenta i risultati del programma PIPPI: prevenzione e sostegno alle famiglie al centro dell’azioneNon è solo un progetto. È un metodo. E, soprattutto, è un cambio di prospettiva. Il Distretto Socio Sanitario 50 ha presentato ieri, negli spazi del Chiostro San Domenico, i risultati del programma PIPPI, uno degli interventi più rilevanti attivati sul territorio nell’ambito del PNRR – Missione 5, dedicata all’inclusione e alla coesione sociale.
Un momento istituzionale, ma anche operativo. Perché accanto ai numeri sono emerse esperienze, relazioni, percorsi concreti. Il programma – “Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione” (abbreviato in PIPPI) – agisce su un punto preciso: evitare che le fragilità familiari si trasformino in rotture definitive. Intervenire prima. Accompagnare. Sostenere.Un lavoro sviluppato in rete tra i nove Comuni del Distretto 50 – Trapani (capofila), Buseto Palizzolo, Custonaci, Erice, Favignana, Misiliscemi, Paceco, San Vito Lo Capo e Valderice – che ha coinvolto servizi sociali, scuola, sanità e terzo settore.Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati di un percorso che ha interessato 34 nuclei familiari, segnalati per situazioni di vulnerabilità, con l’obiettivo di evitare l’allontanamento dei minori e rafforzare le competenze genitoriali.Un dato che racconta l’estensione dell’intervento.
Ma che, da solo, non basta a descriverne l’impatto.La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del Comitato dei Sindaci, seguita dalla presentazione della direttrice del Distretto, Marilena Cricchio, che ha illustrato il modello PIPPI e coordinato i lavori.Al centro, il contributo della dottoressa Katia Bolelli, referente nazionale del programma e componente del gruppo scientifico dell’Università di Padova. Un passaggio che ha collegato l’esperienza locale a un quadro più ampio, nazionale.A seguire, gli interventi tecnici dell’équipe e della rete territoriale: referenti del programma, operatori sociali, scuola, servizi sanitari.
Ma anche le famiglie. Perché il progetto si misura lì. Dentro le case.Un’azione che ha già prodotto risultati concreti, tanto da essere segnalata a livello ministeriale tra le esperienze meritevoli di attenzione nell’ambito delle buone pratiche.E che oggi si inserisce in un quadro ancora più definito: PIPPI è diventato un LEPS, un Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali. Non più sperimentazione. Ma diritto.Marilena Cricchio, direttrice Distretto Socio Sanitario 50:«Oggi il Distretto socio-sanitario 50 presenta i risultati di un percorso costruito grazie al programma PIPPI, finanziato dal PNRR.
Non è un semplice progetto, ma un programma strutturato, nato dall’interconnessione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Università di Padova. È un modello di prevenzione che lavora per sostenere concretamente le famiglie e la genitorialità vulnerabile, con l’obiettivo di evitare allontanamenti e istituzionalizzazioni. Abbiamo preso in carico 34 famiglie, coinvolto 52 minori e 146 adulti, attivando anche enti del terzo settore attraverso il servizio di educativa domiciliare.
Un intervento fondamentale, che rientra nell’approccio dell’home visiting: il servizio sociale che entra direttamente nelle case, nei contesti di vita delle famiglie. Uno dei risultati più importanti è stata la drastica riduzione dei collocamenti dei minori in comunità alloggio. Un dato significativo non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto umano. Tutto questo è stato possibile grazie a una rete solida: scuole, neuropsichiatria infantile, tribunale per i minorenni, servizi territoriali.
Una rete che ha dimostrato che questo modello funziona. Oggi PIPPI è diventato un livello essenziale delle prestazioni sociali. Questo significa una cosa molto chiara: la prevenzione non è più un lusso, ma un diritto. La direzione intrapresa dal Distretto e dai sindaci è quella giusta: investire sempre di più nei servizi di prevenzione».Katia Bolelli, gruppo scientifico PIPPI LEPS, Università di Padova:«Oggi ripercorriamo un cammino che, con il programma PIPPI, stiamo costruendo insieme a famiglie e bambini in tutta Italia.
In questi 15 anni è stato fatto un lavoro intenso. Il primo passo è stato riconoscere che ogni genitore può attraversare momenti di vulnerabilità e fatica nel proprio ruolo. Questa fragilità non va negata, ma accolta. Ed è proprio da qui che nasce l’accompagnamento: un affiancamento qualificato da parte di professionisti, capace di sostenere le famiglie nel rimettere al centro i bisogni dei figli e ritrovare serenità nel proprio percorso genitoriale. PIPPI ha portato nei territori un modello basato sulla collaborazione.
Ha messo insieme competenze diverse, creando équipe multidisciplinari capaci di dialogare e lavorare in modo integrato. Le famiglie non sono più viste come destinatarie passive, ma come parte di un “cerchio”, di una rete che condivide responsabilità e costruisce opportunità per uscire da situazioni di fragilità, fatica e, talvolta, dolore. È un cambiamento culturale importante. Si è superata l’idea di servizi che sostituiscono la famiglia, per arrivare a un modello in cui la famiglia resta protagonista, anche nelle difficoltà, mettendo a disposizione le proprie risorse.
È questo che rende ogni intervento unico, costruito su misura per ogni bambina e ogni bambino».Giacomo Tranchida, sindaco di Trapani:«In questi giorni, nel dibattito pubblico, abbiamo assistito a prese di posizione che chiamano in causa la magistratura su vicende molto delicate, come quella della cosiddetta “casa nel bosco”. È un tema che merita chiarezza. In Italia esiste una legge che tutela innanzitutto i diritti dei minori. Lo Stato non si sostituisce ai genitori, ma interviene quando necessario per proteggere i bambini, garantendo loro sicurezza e futuro, anche aiutando le famiglie nei momenti di difficoltà.
Ed è proprio in questa direzione che si inserisce il progetto PIPPI. Serve a prevenire situazioni estreme, a evitare che si arrivi all’allontanamento dei minori dal contesto familiare. I Comuni del Distretto D50, con Trapani capofila e gli altri otto Comuni coinvolti, hanno sperimentato nel tempo un modello concreto di sostegno alle famiglie, attraverso il lavoro di professionisti qualificati, con il coinvolgimento dell’ASP e del Tribunale per i minorenni. È una mano tesa alle famiglie. Un intervento che ha già dato risultati importanti: in molti casi si è evitata l’istituzionalizzazione dei bambini, con benefici evidenti non solo sul piano affettivo, ma anche sul benessere complessivo dei minori.
Al di là degli aspetti economici, il punto centrale è un altro: aiutare le famiglie a superare le difficoltà, affinché i bambini possano crescere in sicurezza e costruire il proprio futuro all’interno del proprio nucleo familiare».Fabrizo Fonte, sindaco di Custonaci:«Oggi a Trapani il progetto PIPPI segna un’ulteriore tappa di un percorso che ha coinvolto tutti i Comuni del Distretto D50, compresa la città di Custonaci. Lo abbiamo fatto anche attraverso esperienze particolarmente significative.
Penso alle attività realizzate la scorsa estate a Cornino, nell’area del museo di arte contemporanea, dove, grazie anche al linguaggio dell’arte, abbiamo coinvolto tante famiglie in un percorso di inclusione. Un lavoro che ha messo insieme genitori, figli e professionisti, creando relazioni e opportunità di crescita condivisa. Custonaci ha partecipato con convinzione, portando avanti un impegno fondato su valori forti, legati alla centralità della famiglia. In sinergia con il Distretto socio-sanitario, stiamo costruendo un percorso importante.
La giornata di oggi serve a fare sintesi, ma soprattutto a rilanciare. Perché l’obiettivo è guardare avanti e rafforzare ancora di più queste progettualità nel futuro».Giuseppe Virzì, assessore Comune di Trapani:«Questo rappresenta un ulteriore traguardo: la restituzione di quanto realizzato grazie al progetto PIPPI del Distretto D50. È un passo avanti importante, soprattutto perché consegniamo alla comunità un modello operativo che potrà essere utilizzato da tutti i Comuni del distretto.
Parliamo di interventi educativi personalizzati, di accompagnamento, ma anche di azioni rivolte alle famiglie del territorio. Sono interventi sociali che producono valore, che rafforzano le relazioni e che contribuiscono a costruire un sistema più vicino alle persone.L’obiettivo è chiaro: sviluppare un modello organizzativo e operativo capace di stare accanto alle famiglie, alle persone con disabilità e, più in generale, a chi vive situazioni di fragilità».Carmela Daidone, assessora Comune di Erice:«Il progetto PIPPI non si è limitato a intervenire sul singolo minore, ma ha coinvolto l’intera rete che ruota attorno alle fragilità.
È stato un progetto capace di uscire dalle pareti istituzionali e arrivare nei territori, nelle piazze, nei quartieri. Penso, ad esempio, alle attività sviluppate a Erice, nel quartiere di San Giuliano e nei centri sociali. L’approccio educativo e pedagogico del progetto ha favorito la nascita di relazioni che non si sono costruite solo all’interno degli uffici dei servizi sociali, ma direttamente nella comunità. È fondamentale che ogni progettualità, soprattutto quelle legate al PNRR, come nel caso della Missione 5, riesca a radicarsi sul territorio.
Il progetto PIPPI ha rappresentato un vero apripista e l’auspicio è che possa continuare, anche con modalità diverse. Il valore aggiunto è stato quello di lavorare non solo sull’emergenza, ma soprattutto sulla prevenzione. È da lì che dobbiamo partire, se vogliamo costruire una comunità più equa, capace di rispettare i diritti e di tutelarli nel tempo».Marilena Barbara, assessora Comune di Paceco:«Il Comune di Paceco è presente oggi a questo momento conclusivo del progetto PIPPI. È una tappa importante, perché ci permette di guardare ai risultati degli interventi realizzati, ma allo stesso tempo rappresenta un punto di partenza.
PIPPI è anche un modo diverso di intervenire sulla comunità. Il welfare di prossimità è uno strumento essenziale per affrontare le problematiche che ogni territorio inevitabilmente presenta. Famiglie, minori, istituzioni: siamo tutti parte di un unico sistema che va conosciuto e affrontato in maniera integrata. Ascoltando le testimonianze e il lavoro degli operatori, mi sono posta una domanda: quale deve essere il ruolo della politica? La risposta è chiara. La politica deve saper ascoltare, comprendere i bisogni della comunità e tradurli in scelte concrete.
Scelte che devono muoversi nella stessa direzione indicata dai tecnici e dagli operatori. Il Distretto 50 rappresenta uno strumento fondamentale, perché mette insieme i Comuni e consente di intervenire in modo strutturato sui bisogni reali dei territori. Alla politica spetta il compito di ascoltare e decidere, con responsabilità e precisione, per dare risposte efficaci alla comunità».Anna Maria Mazzara, assessora Comune di Valderice:«Oggi raccogliamo l’entusiasmo e i risultati del progetto PIPPI, un progetto innovativo e creativo, come è stato giustamente definito.
Il suo successo è testimoniato soprattutto dalle famiglie, che raccontano un approccio diverso, più diretto. Non più solo gli uffici dei servizi sociali, ai quali spesso non ci si rivolge per vergogna o diffidenza, ma operatori che vanno incontro alle famiglie, attivando una rete fatta di istituzioni scolastiche, servizi sociali e territorio. Si costruisce così un percorso di collaborazione e sostegno, capace di intervenire anche in modo tempestivo quando emergono situazioni di vulnerabilità o fragilità.
Questo vale anche per realtà come la nostra, un comune piccolo, dove però non mancano situazioni complesse che le famiglie, da sole, faticano ad affrontare. Il numero contenuto di minori inseriti in strutture è un segnale concreto dell’efficacia di questo modello. È la prova del lavoro svolto dagli operatori e della validità di un progetto che punta sulla prevenzione e sulla vicinanza. Come Comune di Valderice continueremo a sostenere con convinzione le attività del Distretto a supporto delle famiglie.
La giornata di oggi rappresenta una testimonianza importante di un’esperienza che ha valore per tutto il territorio».Anna Maria Ilardi, referente SPESI – Scuola per i sistemi integrati, Ufficio scolastico regionale:«Oggi è una giornata molto importante di confronto. È l’occasione per fare il punto su quanto, nel nostro ambito territoriale – non solo comunale ma anche provinciale – stiamo portando avanti per la tutela dei diritti dell’infanzia, con un’attenzione particolare alla prevenzione del disagio e al contrasto della dispersione scolastica.
Il progetto PIPPI rappresenta un vero cambio di paradigma. Sposta il focus dall’intervento istituzionale a un approccio che entra nelle famiglie con rispetto, in punta di piedi, mettendo al centro i diritti dei bambini e lavorando sulle fragilità. In questo percorso è fondamentale il lavoro di rete. Parliamo di un sistema che coinvolge il Distretto 50, l’ASP, l’Osservatorio per il contrasto alla dispersione scolastica, l’OPT, le psicopedagogiste, il Tribunale. Un’équipe multidisciplinare che opera a 360 gradi con un unico obiettivo: garantire il benessere delle nuove generazioni.
Come Ufficio scolastico regionale siamo impegnati anche nella raccolta e nell’analisi di questi dati. Possiamo dire che il lavoro svolto rappresenta un’eccellenza a livello nazionale. Per me è un onore essere qui oggi a rappresentare l’Ufficio, il dottor Davide Nunes e tutta l’équipe provinciale».Maria Stefania Lombardo, operatrice psicopedagogica territoriale – Ufficio scolastico regionale:«Il contrasto alla dispersione scolastica passa da due parole chiave emerse chiaramente oggi: prevenzione e rete.
Prevenzione, perché il progetto PIPPI, così come l’Osservatorio sulla dispersione scolastica, lavora in modo strutturato per intervenire prima che il disagio diventi emergenza. Rete, perché solo attraverso la collaborazione tra istituzioni, scuola e territorio possiamo affrontare davvero le fragilità più complesse. È insieme che possiamo vincere questa sfida».