Trapani, amore e morte al molo Ronciglio
Ronciglio era sinonimo di intimità e amore per diverse generazioni di trapanesi; un luogo, con vista sulle saline e sul porto di Trapani, dove si schieravano nella penombra le auto delle coppiette, dal molo fino all’edificio dell’Ospizio Marino, e nel viavai capitava pure di incrociare macchine di amici e conoscenti.
Queste immagini passano in secondo piano da quando Ronciglio è diventato anche luogo di morte.
L’ennesima tragedia è stata scoperta ieri, 8 giugno, quando nelle acque del molo è stata trovata l’auto con all’interno il corpo di Vito Croce, scomparso lo scorso 18 maggio dopo essere uscito nottetempo dalla propria abitazione di Erice Casa Santa.
Quello di Vito Croce è il quinto cadavere recuperato dai fondali di questo molo. Il 3 aprile 2011, una domenica mattina, la segnalazione di un pescatore permise il ritrovamento di due fidanzati scomparsi due giorni prima dopo un’uscita serale; Salvatore Alestra ed Emanuela Barresi, avevano 26 e 25 anni, quando a bordo di una Citroen C2 finirono in mare sotto il ponte del canale di Ronciglio e lì annegarono.
Prima della coppia, nel 1996, in queste acque finì l’auto su cui viaggiavano Giuseppe Di Nauta e Irene Spagnolo, giovani che risiedevano con le rispettive famiglie a Palma e a Locogrande (all’epoca frazioni di Trapani, oggi nel comune di Misiliscemi). Era una sera invernale quando i due sparirono dopo essersi allontanati da una pizzeria di Marausa, dove avevano cenato con diversi amici. La scomparsa di Giuseppe e Irene restò un mistero fino a gennaio dell’anno successivo, quando l’auto fu notata nei fondali del molo, e il recupero da parte dei vigili del fuoco consentì la scoperta dei due cadaveri all’interno.
Un’operazione analoga, con sommozzatori e autogru, si è ripetuta ieri per l’automobile e il corpo di Vito Croce, in presenza della Squadra Mobile di Trapani che, ieri come nei due casi precedenti, ha condotto le ricerche dopo la scomparsa e ha accertato l’identità della vittima.