​Sequestrati 30 mila semi di pomodoro contraffatti, denunciati i titolari di 4 aziende

Redazione Prima Pagina Trapani

All'esito di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Ragusa, i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria e funzionari dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e repressione frodi di Vittoria, hanno sottoposto a sequestro oltre 30 mila semi di pomodoro contraffatti ed hanno denunciato i titolari di due aziende agricole, di un vivaio orticolo e di una ditta sementiera, ritenuti coinvolti a diverso titolo nella filiera produttiva e distributiva, operanti a Vittoria e Gela.

In particolare, le indagini – si legge in una nota della stessa Procura – hanno consentito di individuare all’interno di un’azienda agricola di Vittoria piantine di pomodori illecitamente riprodotte: i risultati delle successive analisi genetiche eseguite hanno confermato l’utilizzo di sementi “copiate” e coltivate come ibridi di pomodoro da mensa di alto valore agronomico, in assenza delle necessarie autorizzazioni fornite dalle ditte comunitarie detentrici dei diritti di proprietà industriale”.

I successivi approfondimenti investigativi avrebbero permesso di ricostruire l’intera filiera e di appurare “il coinvolgimento di un vivaio orticolo di Vittoria, che ha acquistato i semi da una ditta di Gela, rivendendoli altresì a un’ulteriore azienda agricola vittoriese”.

“A seguito delle attività di perquisizione delegate dall’Autorità giudiziaria iblea, sono stati sequestrati oltre 30.000 semi di pomodoro, la cui contraffazione è stata recentemente confermata dall’esito delle analisi genetiche condotte da appositi laboratori specializzati. – viene ribadito – I titolari delle aziende coinvolte sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Ragusa, per fabbricazione e commercio di beni usurpando i diritti di proprietà intellettuale”.

“La propagazione non autorizzata di varietà vegetali – evidenziano gli inquirenti – non solo costituisce un rischio fitosanitario, favorendo la diffusione di malattie delle piante, ma è anche un atto di concorrenza sleale che danneggia i produttori e i vivaisti che rispettano la legge. Inoltre, queste condotte arrecano gravi danni economici ai detentori dei brevetti, che subiscono perdite ingenti derivanti dagli investimenti spesso decennali di ricerca e di sviluppo per la creazione di nuove varietà. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza di condanna definitiva”.