(VIDEO) Il tesoro di 200 milioni sequestrato, ecco chi e come lo gestiva

Redazione Prima Pagina Trapani

Tre arresti e un sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro. È il bilancio della maxi-operazione internazionale condotta questa mattina all’alba dai finanzieri del comando provinciale di Palermo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale del capoluogo siciliano. Le indagini avrebbero consentito di scoprire, secondo gli inquirenti, il tesoro nascosto, o parte, di Matteo Messina Denaro, il boss castelvetranese deceduto nel 2023.Un tesoro sparso per il mondo, visto che le attività odierne, oltre che in Italia, sono state condotte anche ad Andorra, a Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs).

Attività realizzate, naturalmente, in stretta collaborazione e costante raccordo con i collaterali organi giudiziari e di polizia, attivati tramite richieste rogatoriali e strumenti di cooperazione europea.In manette sono finiti il 65enne Giacomo Tamburello, il figlio 42enne Luca e l’ex moglie 62enne Maria Antonia Bruno.All’operazione, con perquisizioni anche a Campobello di Mazara, hanno partecipato oltre 150 finanzieri, parte dei quali anche all’estero. Impiegati anche mezzi aerei, droni e dispostivi “termo scanner” per la ricerca di intercapedini e cavità nascoste, oltre a un team di esperti specializzato in analisi informatiche per l’individuazione di wallet digitali e criptovalute.La complessa attività investigativa avrebbe consentito di ricostruire un imponente patrimonio frutto del reimpiego, in molteplici Stati europei ed extraeuropei, di ingenti capitali derivanti da attività di narcotraffico, prosperate, già a partire dagli anni ’80, sotto l’egida di Cosa Nostra trapanese.

Le investigazioni sono nate da una segnalazione delle autorità di Andorra relativa a Maria Antonia Bruno, originaria di Campobello di Mazara, con importanti disponibilità economiche in quel Paese.I successivi accertamenti hanno permesso di appurare che la stessa era stata coniugata con Tamburello, narcotrafficante di elevato spessore criminale, già destinatario di plurime condanne, con rapporti di stretta contiguità con Cosa Nostra. Su questo punto, fondamentali nel corso delle indagini si sono dimostrate le dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro.Sulla base di queste premesse, si è fatta strada l’ipotesi che i fondi andorrani fossero in realtà da ricondurre alle suddette attività criminali nel settore degli stupefacenti.

Sono stati avviati, dunque, più estesi accertamenti, che avrebbero permesso di cristallizzare l’imponente patrimonio sedimentato in oltre 40 anni come reimpiego dei proventi delle attività di narcotraffico, con capitali reimmessi nei circuiti dell’economica legale e disseminati in una vasta moltitudine di strumenti finanziari, di partecipazioni azionarie, rapporti bancari, nonché in holding societarie e altri veicoli di schermatura localizzati, in massima parte, in Spagna, Lussemburgo, Principato di Monaco, Isole Cayman, Libano e Gibilterra.Nel merito, sono state individuate 8 società estere, di cui 5 ubicate in Spagna, 2 con sede a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale.Sul piano delle disponibilità, sono stati accertati numerosi rapporti bancari e portafogli titoli, distribuiti in diverse giurisdizioni, per un valore pari a circa 12,5 milioni di euro e con evidenze riferibili anche a epoche risalenti.

È stata appurata, inoltre, la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese. Al contempo sono state ricostruite operazioni di investimento in metalli preziosi.. Di straordinario pregio, inoltre, sono gli immobili individuati, 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso, situati tra Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in alcune tra le località più esclusive della costa del Sol.Di pari passo con la ricostruzione delle suddette ricchezze, le indagini hanno altresì evidenziato come le stesse siano state nel tempo gestite, sotto la supervisione di Tamburello, dalla moglie e soprattutto dal figlio Luca Tamburello.