UIL Trapani, Macaddino: “Studio nazionale UIL conferma un fisco locale iniquo”

Redazione Prima Pagina Trapani

"Anche a Trapani il principio della progressività tributaria, cardine dell'articolo 53 della nostra Costituzione, viene tradito proprio sul livello di imposizione più vicino ai cittadini, ovvero quello locale”. Lo afferma il segretario generale della UIL Trapani Tommaso Macaddino, lanciando l'allarme sui dati del territorio emersi dall’ultimo report nazionale sulle addizionali regionali e comunali Irpef, realizzato dal Servizio Stato Sociale e Politiche Fiscali della UIL sotto la direzione del segretario confederale Santo Biondo.La UIL di Trapani, inoltre, sta ampliando lo studio della UIL nazionale svolto sui capoluoghi di provincia anche agli altri 24 comuni del territorio della provincia trapanese in modo da avere una panoramica completa.“Nel Comune di Trapani – spiega Macaddino – registriamo una no-tax area fissata a 10 mila euro che, purtroppo, funziona come una mera soglia d'accesso e non come franchigia.

Questo significa che se un lavoratore o un pensionato supera anche solo di un euro quel limite, si ritrova a pagare lo 0,8 per cento ad aliquota unica sull’intero ammontare del proprio reddito, e non sulla parte eccedente. Applicare una siffatta "tassa piatta" vuol dire richiedere la stessa identica percentuale sia al contribuente con redditi modesti, ad esempio 15 mila euro annui, sia a quello con redditi elevati da oltre 80 mila euro. È una formula che, seppur formalmente uguale per tutti, produce effetti sostanzialmente regressivi, gravando in modo iniquo sul potere d'acquisto e sul reddito disponibile delle fasce sociali più fragili».Il dossier della UIL evidenzia profonde discrepanze nel panorama siciliano e nazionale, mettendo in luce come altre realtà abbiano saputo attuare modelli ben più equi.“Mentre alcune regioni e molti comuni scelgono sistemi realmente progressivi con scaglioni ben definiti – aggiunge Macaddino – nel nostro territorio assistiamo a forti squilibri.

Se è vero che la cosiddetta “flat rate” allo 0,8 per cento accomuna Trapani a città come Catania o Agrigento (dove la no-tax area è persino più bassa, fermandosi a 7.500 euro), l'esempio di Enna dimostra che un'altra via è possibile, avendo fissato l'esenzione locale a quasi 23.000 euro per tutelare i redditi bassi. Per non parlare di Ragusa, l'unica grande realtà siciliana ad aver introdotto una vera progressività con aliquote differenziate dallo 0,6 per cento allo 0,8 per cento a seconda della ricchezza reale, in linea con quanto fanno molti grandi Comuni nel resto d'Italia».Secondo la UIL questa situazione non è più tollerabile: “Garantire i servizi pubblici sul territorio è indispensabile – evidenzia Macaddino – ma il finanziamento di tali servizi non può assolutamente avvenire comprimendo ulteriormente i redditi medio-bassi.

Occorrerebbe introdurre criteri minimi obbligatori di progressività anche per le addizionali territoriali, prevedendo scaglioni coerenti con quelli nazionali e soglie di esenzione uniformi e realmente efficaci. Parallelamente, riteniamo opportuno e urgente rafforzare i meccanismi perequativi tra territori, riducendo la dipendenza degli enti locali dalle addizionali IRPEF come principale strumento di sostentamento economico”. E conclude: “Chiediamo, dunque, con forza all'amministrazione comunale di Trapani e alla Regione Siciliana di adeguare tempestivamente le proprie politiche fiscali al dettato costituzionale.

È necessario adottare modelli di imposizione più equi, progressivi e coerenti con i principi di solidarietà e giustizia sociale su cui si fonda l'intero sistema tributario italiano”.

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