Trapani, successo per “L’elisir d’amore” al Luglio Musicale: applausi e teatro gremito

Redazione Prima Pagina Trapani

Effetto elisir a Villa Margherita: Donizetti e un cast d’eccezione e interamente siciliano.

Platea piena al Teatro Giuseppe Di Stefano per "L'elisir d'amore" diretto da Bruno Cinquegrani, nella regia di Massimo Pizzi Gasparon. Nell'intervallo il filtro magico è passato dal palcoscenico agli spettatori. Replica sabato 1 agostoTrapani, 31 luglio 2026 – Il filtro d'amore, a Villa Margherita, l'ha bevuto anche il pubblico. Nell'intervallo fra i due atti, agli spettatori del Teatro Giuseppe Di Stefano è arrivata la loro bottiglietta di elisir: vino di Bordeaux soltanto nella finzione e nell’inganno orchestrato da Dulcamara, succo di mirtilli nella realtà.

La prima de L'elisir d'amore di Gaetano Donizetti è andata in scena ieri sera davanti a una platea piena, terzo e ultimo titolo del ciclo lirico della 78ª Stagione "Verbi d'Amore" dell'Ente Luglio Musicale Trapanese – Teatro di Tradizione.Sul palcoscenico del Di Stefano è salito un cast interamente siciliano, formato da cinque cantanti che con la loro arte fanno alto il nome dell’Isola calcando i più importanti palcoscenici nazionali e internazionali. Nel ruolo di Adina il soprano Desirée Rancatore, accanto a Giulio Pelligra nei panni di Nemorino, a Paolo Ingrasciotta come Belcore, a Vincenzo Taormina nel ruolo del ciarlatano Dulcamara e a Grazia Sinagra in quello di Giannetta.

Dalle ovazioni tributate alle arie cantate dai vari protagonisti, si è percepito il notevole gradimento da parte del pubblicoSul podio dell'Orchestra dell'Ente, Bruno Cinquegrani ha restituito la partitura donizettiana nella sua doppia natura, il brio dei concertati e la vena malinconica che affiora nei momenti più intimi. Prova d'insieme importante anche per il Coro dell'Ente, preparato da Fabio Modica: nell'Elisir il coro è il villaggio stesso, la voce collettiva che accoglie, commenta e alimenta l'equivoco.

Dall'arrivo del sedicente dottore alla festa di nozze, fino al mormorio delle ragazze che rovescia il destino di Nemorino, il complesso corale ha tenuto compattezza ritmica e chiarezza di dizione anche nei passaggi più fitti, in sintonia con il corpo di ballo e con i figuranti in una scena affollata e sempre leggibile.La firma registica, insieme a scene e costumi, è di Massimo Pizzi Gasparon, che ha compiuto una scelta netta: riportare l'opera esattamente dove il libretto di Felice Romani la colloca, in un villaggio dei Paesi Baschi sul finire del Settecento.

Il regista rivendica il valore drammaturgico dell'ambientazione originale, che apre un varco diretto verso la pittura di Goya e il tardo Settecento spagnolo e insieme illumina la parentela dell'Elisir con il mondo rossiniano: il Viaggio a Reims, il Barbiere, la Cenerentola, fino alla vocalità di Dulcamara che richiama quella di Don Alvaro. Contadini che ballano all'ombra degli alberi e si distendono nei prati, un clima arcadico e iberico dove folklore e passionalità convivono. Nelle note di sala Pizzi Gasparon definisce l'Elisir un acquarello settecentesco, delicato e commovente, in cui gentilezza e leggerezza valgono come tratti distintivi di un mondo ormai perduto.L'ingresso di Dulcamara, affidato a una mongolfiera che cala sul villaggio, fissa l'epoca meglio di qualsiasi didascalia: il volo dei Montgolfier è del 1783, e il ciarlatano di Donizetti vende esattamente quel tipo di prodigio.

Una macchina che è insieme scienza e meraviglia, come il vino di Bordeaux spacciato per filtro d'amore.Quella scelta si legge prima di tutto addosso agli interpreti. I costumi, scelti dallo stesso regista, traducono in stoffa il riferimento goyesco: corpetti e gonne da lavoro per le braccianti, una tavolozza di terre, ocra e rossi smorzati da cui si stacca il rigore appariscente della divisa di Belcore. Dulcamara veste la merce che vende, mentre Adina, unica figura colta del villaggio, si distingue per qualità del tessuto più che per foggia.

La cura sartoriale è affidata all'Associazione "Formare e Motivare".A dare respiro all'impianto ha contribuito il videomapping firmato da Virginio Levrio. Le proiezioni hanno dilatato lo spazio scenico di Villa Margherita, accompagnando il passaggio delle ore e i cambi d'atmosfera e lasciando sempre il primo piano al canto, in dialogo con le luci curate dal regista insieme a Giuseppe Saccaro. Il risultato è una scena che respira con la musica e raggiunge quella qualità pittorica cercata dalla regia.

Completano il quadro le coreografie di Giorgia Alestra e Fabio Hasani.L'elisir d'amore torna in scena sabato 1 agosto, alle ore 21, al Teatro Giuseppe Di Stefano di Villa Margherita. Biglietti al botteghino di viale Regina Margherita e online su www.lugliomusicale.it.

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