​Trapani. Decadenza di 5 consiglieri comunali, la maggioranza invoca il voto palese

Redazione Prima Pagina Trapani

L’appello nominale, e non il voto segreto, è auspicato da otto consiglieri di maggioranza del Consiglio comunale di Trapani, in merito alla proposta di decadenza riguardante cinque consiglieri accusati di assenze consecutive ingiustificate.

La richiesta, rivolta all’intera assemblea di Palazzo Cavarretta, è avanzata in un documento diffuso da Marzia Patti, a nome proprio e dei consiglieri Giuseppe Peralta, Daniela Barbara, Salvatore Braschi, Giovanni Parisi, Angela Grignano, Monica Desideri e Vincenzo Guaiana. Quest’ultimo, e anche Patti, Grignano e Parisi, sono i consiglieri attualmente in bilico nella loro permanenza in carica, insieme a Genco che è anche assessore.

Di seguito, il documento integrale, a firma della consigliera comunale Marzia Patti, in nome e per conto dei consiglieri di maggioranza.

Il 16 settembre il Consiglio Comunale sarà chiamato a votare sulla decadenza di cinque consiglieri, nonostante i pareri contrari acquisiti nel corso del procedimento, incluso quello dell’Assessorato regionale delle Autonomie Locali. A questo punto la domanda è inevitabile: come voteranno i consiglieri chiamati a decidere sulla permanenza o meno dei colleghi? Per appello nominale o con voto segreto? Chi ritiene fondata la proposta di decadenza abbia il coraggio di sostenerla pubblicamente.

Per questo i consiglieri di maggioranza invitano i colleghi a rinunciare al voto segreto e a procedere con voto palese, per appello nominale, rinunciando consapevolmente anche a una possibile tutela. Con il voto segreto, infatti, eventuali franchi tiratori dell’opposizione – alcuni dei quali hanno manifestato informalmente dubbi sulla legittimità delle decadenze – potrebbero votare contro senza esporsi. “Non vogliamo questa protezione!”

Vi è poi un ulteriore elemento che deve essere chiaro sin dall’inizio. Ritenendo pretestuoso e illegittimo l’avvio del procedimento di decadenza, posto che l'assenza era giustificata, qualora il Consiglio dovesse votare a favore, i consiglieri annunciano ricorso al TAR per tutelare il proprio diritto. In caso di voto palese, l’eventuale risarcimento ricadrebbe su chi avrà espresso il voto favorevole; con il voto segreto, invece, non essendo individuabili i responsabili, il danno graverebbe sulle casse comunali e quindi sui cittadini trapanesi. Il voto palese significa anche assumersi una responsabilità.

“La questione non è soltanto politica: chi ritiene legittimo questo procedimento deve essere disposto ad assumersi pubblicamente la responsabilità della propria scelta, motivandola. E ciò in un contesto in cui le perplessità non sono affatto marginali.”

Lo scorso 9 giugno, i capigruppo hanno esaminato le giustificazioni, accogliendo quelle dei consiglieri Carpinteri e La Barbera – transitati poco prima in opposizione – e respingendo, con soli 12 voti a fronte dei 13 necessari -come chiarito dal Segretario Generale - quelle degli altri cinque. Una violazione evidente dello Statuto.

Nella stessa seduta, il Presidente del Consiglio, Alberto Mazzeo, ha pure votato a favore dell’attivazione del procedimento, mostrando una parzialità incompatibile con il ruolo, in un contesto politico del tutto anomalo. La procedura di decadenza nasce infatti da una seduta di “adunanza aperta”, priva di proposte deliberative, intrecciata con una seduta ordinaria e caratterizzata dall’intervento di soggetti estranei al Consiglio Comunale: una combinazione che ha consentito di costruire ad hoc un procedimento che, secondo diversi osservatori – incluso il Segretario Generale – appare illogico e illegittimo.

Nonostante ciò, il Presidente Mazzeo unico artefice di questa assurda vicenda e vittima delle pressioni di terzi, continua a ignorare Statuto e regolamento di adunanza, più volte richiamati in aula, forzando la mano su una procedura che anche lui sa essere illegittima. È sufficiente concentrare più sedute nell’arco di poche ore per creare artificialmente il presupposto della decadenza, cancellando di fatto un mandato elettorale e alterando il corretto funzionamento democratico.

Occorre inoltre ricordare che il Consiglio è chiamato a pronunciarsi sulla giustificabilità delle assenze nell’esercizio del mandato, non su qualità o condizioni personali. Pertanto, il voto segreto non è obbligatorio. Sulla stessa questione, in Conferenza dei Capigruppo, si è già votato palesemente.

Dopo mesi di comunicati, dichiarazioni pubbliche e battaglie politiche sulle decadenze, sarebbe paradossale arrivare al momento del voto e scegliere l’anonimato dell’urna. Perché nascondersi? Si chiede soltanto trasparenza. Basta strumentalizzazioni: chi è realmente convinto della fondatezza e della legittimità di queste decadenze le voti alla luce del sole, ci metta nome e cognome e si assuma fino in fondo, davanti alla città, la responsabilità della propria scelta”.