​Trapani, commemorato il giudice Giacomelli: 38 anni fa l’omicidio

Redazione Prima Pagina Trapani

Si è svolta questa mattina, a Trapani, la cerimonia di commemorazione del giudice Alberto Giacomelli, assassinato da Cosa nostra il 14 settembre 1988.

Autorità e rappresentanti delle istituzioni, scolaresche, oltre ai familiari del magistrato ucciso 38 anni fa a Locogrande, nella campagna trapanese oggi nel comune di Misiliscemi, hanno ricordato il sacrificio di un uomo perbene ed esempio di legalità. Fu tra i primi magistrati a disporre la confisca dei beni ai mafiosi, dopo l’approvazione nel 1982 della Legge Rognoni-La Torre. E sarebbe stata una confisca in particolare, la sua “colpa” agli occhi del capo di Cosa nostra, Totò Riina.

“Vogliamo commemorare tutte le vittime innocenti della mafia, persone come il giudice Alberto Giacomelli, che hanno cercato di fare giustizia, libertà e democrazia, ma sono diventate bersaglio dei mafiosi, anche nella nostra città e nel nostro paese. Non vogliamo dimenticare. – ha affermato il sindaco Giacomo Tranchida – Vogliamo ricordare e rinnovare il nostro impegno per la legalità, sostenendo il notevole sforzo del sistema giudiziario dello Stato, delle forze dell'ordine e di tutti coloro che lavorano instancabilmente ovunque. Vogliamo che la nostra terra possa finalmente guardare a un futuro di riscatto, e sappiamo che questo futuro dipende anche dai cittadini più giovani, dai più piccoli trapanesi, come i bambini della Scuola Bassi Catalano, oggi presenti. Buon cammino verso un futuro migliore”.

Alberto Giacomelli entrò in magistratura nel 1946, destinato alla Procura di Trapani. Dal 1951 al 1953 fu Pretore di Calatafimi, poi fu a Trapani dal 1953 al 1954. Dal 1971 giudice presso il Tribunale di Trapani, fu dal 1978 presidente di Sezione dello stesso Tribunale, fin quando andò in pensione il primo maggio 1987.

Un anno dopo il pensionamento, il giudice Giacomelli venne trovato morto, alle 8 del 14 settembre 1988, a Locogrande; ucciso con due colpi di arma da fuoco all’interno della propria automobile.

“Serviva un giudice da uccidere” rivelarono molti anni dopo i pentiti di mafia che parlarono dell’omicidio Giacomelli; venne scelto l’anziano giudice in pensione, perché aveva disposto la confisca di una proprietà a Mazara del Vallo appartenuta al fratello di Totò Riina, che per questo motivo lo volle fare uccidere.