Sequestro del "tesoro" di Messina Denaro, Quinci: "Contrastiamo la cultura mafiosa"
"Il sequestro del “tesoro” di Matteo Messina Denaro – è facile prevedere che non sarà l'ultimo – impone una serie di riflessioni. La prima rimanda alla forza dello Stato e delle sue Istituzioni. Magistratura e Forze dell'Ordine non fanno soltanto il loro lavoro con grande dedizione e responsabilità. Hanno dalla loro parte un metodo, un sistema che sta infliggendo i colpi più duri al potere mafioso. Seguono i flussi dei soldi, così come aveva intuito ed indicato il giudice Giovanni Falcone.
Gli interventi repressivi rimangono centrali, perché il potere criminale condiziona i territori ma è ormai decisivo e dirimente l'attacco ai patrimoni economici e finanziari costruiti sull'illegalità. L'operazione che ha portato al sequestro del “tesoro” di Messina Denaro conferma la necessità di affrontare la mafia disarmandola rispetto ad un suo punto di forza: la cultura mafiosa che ne consolida l'invisibilità e la pervasività. I giri di soldi da un capo all'altro del mondo, con un evidente impatto mediatico, non devono lasciarci sfuggire il nodo da sciogliere.
Le alleanze, le convivenze, gli interessi che legano i mafiosi alla società, agli insospettabili, a quelli che chiamiamo colletti bianchi, ma che forse è arrivato il momento di definire colletti sporchi. Le operazioni, le inchieste degli inquirenti e dei magistrati rilevano diversi livelli di contatto e di ruoli. La stratificazione della mafia nella società, che si fa cultura mafiosa avvelena tutti i pozzi che danno metaforicamente acqua vitale ad una società libera, senza condizionamenti di alcun tipo.
La facile retorica del dover fare tutti la nostra parte, da cittadini e da rappresentanti delle Istituzioni, va superata da una strategia, altrimenti si porranno seri problemi di credibilità e soprattutto la mafia riuscirà ad infiltrarsi ancora meglio. Servono azioni concrete ma anche con valore simbolico. I beni sequestrati e poi confiscati vanno gestiti ancora meglio. Le politiche antimafia devono entrare nei programmi scolastici con maggiore efficacia. La contro cultura mafiosa si costruire tra i banchi.
Le regole condivise non possono lasciare spazio a scorciatoie, nel lavoro come nelle professioni, nell'attività politica come in quella amministrativa. Non possono essere consentite zone grigie e neanche comode aree vischiose, difficili da interpretare. Agli atti tangibili e pragmatici vanno affiancati i simboli, le manifestazioni che diventano percorso storico ed identitario. La sfida culturale si vince anche così, opponendo eventi di valore, che puntano a condividere e ad aggregare. Penso ad oggi, alla quarta edizione di “A Nome Loro – musiche e voci per le vittime di mafia”. Alla Città di Castelvetrano che si fa sede e strumento di cambiamento".