MaB Unesco. Nasce il Comitato Cittadino Spontaneo “Saline Comuni”
Informare la cittadinanza, vigilare sulle scelte urbanistiche e difendere il tessuto economico, produttivo e sociale del territorio. Con questi obiettivi chiari e statutari nasce ufficialmente il Comitato Cittadino Spontaneo “Saline Comuni”, un’aggregazione libera di residenti, tecnici, agricoltori, professionisti e salinai uniti dalla profonda preoccupazione per il futuro delle nostre comunità.
Una nascita che avviene sulla spinta di un entusiasmo e di una partecipazione travolgenti: il Comitato conta già oltre 70 soci fondatori nelle primissime ore di attività e, viste le innumerevoli richieste di adesione da parte di persone che solidarizzano con l'iniziativa, organizzerà nei prossimi giorni delle giornate dedicate alla raccolta firme su tutto il territorio.
Il battesimo del Comitato avviene in un clima di forte apprensione. I tempi strettissimi imposti dal dossier per la candidatura a Riserva della Biosfera MaB UNESCO “Saline di Sicilia” – con la scadenza ministeriale del mese di giugno ormai alle porte – non lasciano spazio alla serenità, né tantomeno ai silenzi strategici della politica.
"Voglio ringraziare profondamente tutti i soci che mi hanno coinvolto nella costituzione di questo comitato e che, prima di ogni altro, mi hanno manifestato vicinanza e calorosa solidarietà all'indomani della pubblicazione della mia istanza di verifica del 26 marzo scorso," dichiara il neo-eletto Presidente del Comitato, Stefano Ruggirello. “Oggi la nostra comunità si organizza perché è stanca ed esasperata: i cittadini non sono più disposti a tollerare una gestione della riserva attuale che giudichiamo assolutamente irrispettosa di quell'equilibrio dei diritti che la nostra Costituzione sancisce in termini di bilanciamento degli interessi.
Per preciso mandato di tutti i soci fondatori, ci tengo a sottolineare che il Comitato sposa e fa propria ogni singola parola di quell'istanza di marzo. Chiediamo rispetto per la riserva, ma pretendiamo pari rispetto per la vita di un’area storicamente antropizzata, che da millenni vive in perfetta simbiosi con la salina senza il bisogno che qualcuno oggi cali dall'alto regole asfissianti e obiezioni burocratiche”.
La preoccupazione non è isolata. Apprendiamo infatti che anche a Marsala, esattamente come sta accadendo a Paceco, la comunità locale e il tessuto produttivo stanno scoprendo solo oggi la reale perimetrazione e i suoi pesanti effetti. Abbiamo partecipato direttamente all'incontro con il Comitato Promotore del MaB organizzato dal Sindaco di Trapani il giorno 11 c.m. e ciò che è emerso sotto i nostri occhi è a dir poco allarmante: c'è stata una palese e ingiustificabile approssimazione da parte dei promotori nella stesura di questa richiesta MaB.
Questo quadro non ci rassicura affatto. Al contrario, forte degli oltre trent'anni di esperienza accumulati sulle modalità con cui venne istituita allora l'attuale riserva naturale, la comunità è profondamente preoccupata. Ora come allora, sta mancando qualsiasi reale e preventiva concertazione con i territori, con le loro comunità e con gli ordini professionali. Si sta provando a ripetere lo stesso identico errore del passato, calando frettolosamente dall'alto vincoli strutturali senza un confronto aperto e coinvolgente con chi il territorio lo vive e lo fa produrre.
A dare autorevolezza e fondamento scientifico ai nostri timori è la nota ufficiale del Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Trapani, Galia, pubblicata sulle testate giornalistiche locali, che ci lascia profondamente preoccupati. Come giustamente evidenziato dal Presidente Galia, il vero e spaventoso nodo non sono le definizioni astratte di oggi, ma le regole future e i piani di gestione che verranno scritti domani.
La sovrapposizione di un nuovo ente di controllo su aree urbane già sature di vincoli (SIC, ZPS, Piani Paesaggistici) e su zone di completamento edificabile rischia di generare refluenze a cascata devastanti. Nella pratica burocratica italiana ogni singolo progetto — dalla ristrutturazione edilizia di una casa che guarda il mare, all'adeguamento delle infrastrutture urbane, fino all'ampliamento di una cantina o di un impianto dei salinai — finirà ostaggio di infinite valutazioni di compatibilità ecologica e impatto visivo e di verifica di coerenza con le linee guida del MaB. I tempi di approvazione si dilateranno, i costi di progettazione per i privati aumenteranno, l’attrattività economica del territorio crollerà ed il rischio di ricorsi legali paralizzerà i cantieri, svuotando di fatto il valore economico dei terreni edificabili previsti dai Piani Regolatori.
Alla luce di questo chiediamo ai promotori del dossier: chi e secondo quali criteri, principi ed analisi territoriali scientificamente fondate, ha tracciato le linee di delimitazione di aree che inglobano la vita di persone che da generazioni posseggono legittimamente questi territori?
Ci poniamo, inoltre, un interrogativo fondamentale che scuote la sopravvivenza stessa del nostro comparto economico: se si svuotasse il valore del possesso della salina (Sosalt e salinai artigianali), non finirebbe la riserva stessa? Un'area resa artificialmente improduttiva dalla burocrazia non permetterebbe più la vita e il mantenimento della riserva.
Allora, alla pari, perché svuotare di valore e utilità un'intera area che è antropizzata da secoli?
Se poi, nonostante tutto ciò, la politica vuole fare questo allora DEVE indennizzate le persone che vivono in quei luoghi. Il diritto di proprietà e il frutto del lavoro di intere generazioni non possono essere azzerati a costo zero per lo Stato.
Mentre per altri territori si discute di “stralci chirurgici” per salvare porti, cantine e centri storici, il territorio di Paceco appare interamente sacrificato e fagocitato. Dal nucleo cittadino di Paceco alle frazioni storiche come Nubia, fino all'intero sistema idrico della Diga Baiata nell’entroterra, quasi tutto il perimetro comunale è sotto scacco.
La pianificazione di un’area vasta, che investe un intero territorio, l'economia delle famiglie e la vita di una comunità, va decisa democraticamente e preventivamente. Non può essere l'atto d'imperio di pochi tecnici. La realtà che sta emergendo in questi giorni è sconcertante: la politica locale, al di fuori di una stretta cerchia amministrativa, sconosce totalmente la perimetrazione, ignora la differenza tra le aree e non ha la minima idea dei relativi “vincoli” futuri. Siamo davanti a un corto circuito democratico imperdonabile.
Ci poniamo delle domande legittime e inquietanti: Chi pagherà domani i danni di questa possibile paralisi? Chi è in grado di pensare e di decidere per tutti noi, disponendo delle nostre proprietà senza averci mai consultato?
Alla Regione Siciliana, all’assessore Savarino e all'intera deputazione parlamentare del territorio, chiediamo: con urgenza di fare totale chiarezza e decidere. I cittadini di questo versante della provincia di Trapani vogliono sapere perché si continuino a usare due pesi e due misure. Ci troviamo davanti a due riserve naturali regionali, ciascuna con un proprio ente gestore, entrambe ricadenti nel medesimo sito natura 2000 (Zona di Protezione Speciale ITA010028 "Stagnone di Marsala e Saline di Trapani - Area marina e terrestre") regolate dalle stesse misure di conservazione ma con pareri ed interpretazioni radicalmente differenti, che hanno scientificamente deprezzato un'area e valorizzato l'altra.
Chi paga per queste storture? Ad oggi solo i cittadini di questa comunità!
Chi ha sbagliato nel passato non ci interessa in questa sede, ma la Regione Siciliana ha il compito tassativo e il dovere costituzionale di vigilare e prendere una posizione netta. Non si può continuare a far finta di niente mentre si ipoteca il destino economico della nostra provincia.
Per tutte queste ragioni, il direttivo del Comitato "Saline Comuni" dichiara che la proposta attuale va immediatamente ritirata, senza se e senza ma. Non accetteremo rassicurazioni verbali o mediazioni al ribasso dell'ultimo minuto. Chiediamo che si blocchi questa corsa al massacro e che, solo dopo il ritiro di questa bozza, si avvii un reale e pubblico tavolo di concertazione: un percorso trasparente che veda finalmente partecipare e decidere tutti — cittadini, ordini professionali, salinai, agricoltori, imprese e sindacati — insieme, sul destino del nostro territorio e sul futuro dei nostri figli.
Nota Stampa